Gaia Bottà

Craigslist, il contrattacco

Il portalone di annunci denuncia il procuratore generale del North Carolina: chiede che un tribunale lo costringa a ritirare la minaccia di indagare. Ma il procuratore non demorde: le indagini sono già state avviate

Roma - Craigslist non intende privare i cittadini della rete della possibilità di offrirsi negli annunci, non intende rimuovere le inserzioni legali che possano essere interpretate come l'invito a partecipare a mercimoni di corpi, né si dichiara disposta a rimuovere tutte le inserzioni che, dedicate allo stato del South Carolina, ospitino immagini esplicite. Per questo motivo ha denunciato il procuratore generale dello stato americano che ha minacciato di accusare Craigslist di aver condotto comportamenti illegali.

Fra gli annunci e le categorie di Craigslist, a parere delle autorità statunitensi, si intrecciano turpi traffici umani, relazioni che sfociano in deprecabili delitti in cui le cronache si crogiolano. Craigslist è occasione di brandire propositi e di rassicurare cittadini apprensivi, Craigslist è un belletto per sceriffi e procuratori generali. Mobilitato dalla attualità più efferata e dal fermento dei palazzi, il procuratore generale del South Carolina Henry McMaster aveva concesso al portalone di annunci un ultimatum: se non avesse rimosso entro pochi giorni l'intera sezione dedicata al pubblico adulto dalla area del sito che ospita le inserzioni per il South Carolina, McMaster avrebbe avviato un'indagine volta ad accertare le responsabilità di Craigslist di fronte alla legge.

Poco sembrava importare che negli States viga il Communications Decency Act, il cui articolo 230 stabilisce che i gestori di piattaforme che ospitano contenuti postati dagli utenti non si possano considerare responsabili di alcunché né siano tenuti a vigilare: Craigslist si era piegata parzialmente al volere delle autorità. Aveva offerto collaborazione, aveva promesso di far transitare tutti gli annunci prima classificati come per adulti ad una sezione dedicata ai servizi erotici, aveva promesso di monitorare preventivamente tutte le inserzioni, e di pubblicare solo quelle che aderissero alle leggi dei singoli stati. A McMaster non è bastato per ammorbidire la minaccia: Craigslist non aveva rimosso tutto ciò che avrebbe potuto urtare le menti più sensibili, l'indagine è stata avviata.
Ma il portalone di annunci si dimostra combattivo: si è rivolto ad un tribunale federale del South Carolina, ha denunciato il procuratore, ha chiesto che gli si imponga di ritirare la minaccia con cui paventava di accusare l'azienda di un reato. Craigslist spiega alla corte che, anche volendo sorvolare sull'eccezione prevista dall'articolo 230 del Communications Decency Act, non potrebbe in alcun modo agire per rimuovere chirurgicamente i soli annunci controversi postati nello stato: l'architettura del servizio non permetterebbe di agire se non sulla globalità degli annunci, accettabili o discutibili che siano, postati per i cittadini del South Carolina. Craigslist dichiara di aver fatto già abbastanza per placare il furore del Procuratore.

McMaster, però, non demorde. Il procuratore si dichiara entusiasta del fatto che l'azienda abbia scelto di adire le vie legali: "dimostra che Craigslist per la prima volta prende le cose sul serio". McMaster apprezza altresì lo sforzo profuso dall'azienda per vigilare preventivamente; ciò non la solleverà però dall'eventualità di dover rispondere dai comportamenti assunti in passato.

Gaia Bottà
1 Commenti alla Notizia Craigslist, il contrattacco
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  • Se un provider dovesse veramente rimuovere i contenuti ritenuti offensivi secondo la mutevole morale degli utenti, ciò paralizzerebbe la sua attività esponendolo a rischi risarcitori che mortificherebbero le sue prospettive di business.
    In altre parole, nel caso di Craigslist, questi dovrebbe (i) controllare tutti i nuovi annunci e le modifiche/aggiornamenti di quelli vecchi,
    (ii) intepretarne il contenuto secondo parametri dettati dall'etica di ciascun paese o stato in cui l'annuncio è scaricabile,
    (iii) rimuovere eventualmente l'annuncio e, in certi casi, segnalare l'abuso all'autorità.
    E' evidente che ciò è impossibile.
    Innanzitutto la mole di annunci non consente un controllo preventivo.
    E poi, perché limitarsi agli annunci? Altrettanto offensive potrebbero essere tutte le altre comunicazioni sulla piattaforma Craigslist.
    E ancora, perché limitarsi agli USA? Craigslist è accessibile in tutto il mondo. Perché la morale del South Carolina dovrebbe ricevere più tutela di quella afghana?
    Perché limitarsi a Craigslist e non colpire anche gli operatori di telefonia, per esempio. Con il telefono, in fondo, si consumano ben peggiori oscenità (mi riferisco ai numeri erotici e non alle telefonate private naturalmente).
    Infine, Craigslist non dovrà forse anche sobbarcarsi le spese di giudizio per le azioni leagali dell'utente il cui annuncio è stato rimosso per presunta oscenità?
    Dubito che i comportamenti passati di Craigslist siano sanzionabili.
    Peraltro, McMaster la morale di chi sta difendendo? Chi non vuole essere offeso dagli annunci su Graigslist è sufficiente che non li cerchi!
    Staremo a vedere.
    non+autenticato