Fabrizio Bartoloni

Son tutti belli gli schermi del mondo

Sottili o spessi, leggibili o illeggibili. C'è chi preme per alta definizione sempre più alta, e chi invece affronta i comuni problemi quotidiani per rendere gli LCD e le alternative economici ed efficienti

Roma - Forse saranno proprio gli schermi il prossimo terreno di scontro per i grandi nomi dell'IT. Lee Gomes, dalle colonne di Forbes, si chiede quanto gli utenti siano disposti a sacrificare della qualità visiva in cambio di monitor sempre più sottili. Scalzati i vecchi CRT, le nuove leve al plasma, LCD o OLED si giocano la vittoria commerciale assottigliandosi dai vecchi cinque centimetri di spessore sino al limite dei tre: i puristi storcono il naso, già infastiditi dalla perdità di qualità nel bilanciamento del colore e nel contrasto durante il passaggio quasi obbligato agli LCD, mal digeriscono ulteriori compromessi. Eppure Gomes assolve i produttori, insidiati dai cloni cinesi senza marca e bisognosi di distinguersi dalla concorrenza.

Alla fiera Computex svoltasi la settimana scorsa a Taipei, d'altra parte, ha tenuto banco una dimostrazione della Pixel Qi dell'ex-CTO di OLPC, Mary Lou Jepsen, realizzata sfruttando degli Acer Aspire One opportunamente modificati: con l'obiettivo di conquistare l'utenza attraverso consumi dimezzati e piena leggibilità anche nei giorni più luminosi, riuscendo nel contempo ad abbassare i prezzi (rifornirà gli imminenti laptop da 75$ di OLPC, ndr), Jepsen non nasconde le sue ambizioni. "Non contiamo di inventare nuove molecole, spendere centinaia di milioni di dollari o anche miliardi per tirar su nuovi impianti di produzione, creare aspettative gonfiate e poi lanciare, forse, il prodotto in 10 o 20 anni" assicura la Jepsen nella mission del suo sito aziendale.

In contemporanea all'evento taiwanese s'è tenuto in Texas il congresso della "Society for Information Display" (SID): il tema del ciclo di conferenze di quest'anno erano gli schermi flessibili analizzati sotto ogni aspetto, dal basso consumo alla manifattura tramite materiali e tecniche sperimentali, come l'uso di silicio amorfo o la fotolitografia a lunghezza d'onda multipla. Quasi tutti questi interventi erano riconducibili alla messa in pratica all'interno di e-book reader, tutt'altro che casuale quindi la presenza con un proprio stand della E-Ink, coi lettori di Amazon, Sony e altri, basati sulle tecnologie per cui è all'avanguardia.

Insomma i nuovi display, superati i difetti di gioventù, dovranno affrontare le necessità di una vita digitale all'aperto in quanto a consumi, visibilità, resistenza agli urti se vogliono mantenere o conquistare i nuovi segmenti di mercato, e di questi tempi è l'unico modo per sopravvivere.

Fabrizio Bartoloni
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