Gaia Bottà

Le parole della rete

Web 2.0 è stato nominato il milionesimo lemma del vocabolario inglese. Mentre i media generalisti si confrontano con il gergo della rete. E insegnano ai giornalisti che i cinguettii sono tweet

Roma - La milionesima parola della lingua inglese è "Web 2.0", che definirebbe "la prossima generazione di prodotti e servizi web, in arrivo sul browser più vicino". A deciderlo, Global Language Monitor, che si occupa di scandagliare il web e di rintracciare i neologismi che si avvicendano sulle tastiere dei netizen.

I linguisti dell'istituto si affidano ad un proprio metodo per esaminare i significanti di nuovo conio: solo una volta che si sono riscontrate 25mila citazioni, distribuite sul territorio e citate con una certa frequenza, si può considerare il termine in questione un neologismo degno di far parte del vocabolario. Insieme a Web 2.0 hanno acquisito lo status di neologismo anche espressioni come sexting, n00b, cloud computing, carbon neutral.

Non sembra regnare l'accordo riguardo al metodo con cui Global Language Monitor verifica le occorrenze, analizza l'evolvere dell'uso della lingua e annovera nuovi lemmi. L'evolvere della lingua potrebbe non essere misurabile a mezzo algoritmo, e i dizionari imbracciano strategie diverse per procedere all'aggiunta di nuovi lemmi, sempre più spesso attinti al calderone della rete.
C'è chi suggerisce che le parole usate per descrivere le tecnologie possano entrare ufficialmente a far parte del vocabolario di una lingua nel momento in cui siano comprese senza necessità di essere spiegate con delle perifrasi. A giocare un ruolo di importanza determinante nell'esportare le parole dalle nicchie sono i media generalisti. Associated Press sta contribuendo a quest'opera: Twitter fa parte ora del manuale di stile dei suoi giornalisti. I cinguettii, segnala l'agenzia ai propri dipendenti, sono definiti tweet, che si declinano nelle forme verbali to twitter o to tweet. (G.B.)
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