Orrore! Censura sull'orrore!

Il sito censurato è tra i più inguardabili del pianeta ed ospita brutalità di cui si farebbe volentieri a meno. Ma non va giù la censura preventiva sul dominio da parte del provider che ospitava la cloaca del web. Storie tedesche

Roma - D'accordo, il sito è pessimo. Ed è noto perché i suoi contenuti fanno ribrezzo, sono di cattivo gusto e offendono tutti, non solo i benpensanti. Eppure il fatto che Ogrish.com abbia dovuto cambiare provider dall'oggi al domani, spostandosi da server tedeschi a computer americani, fa rabbrividire.

Già. Accade infatti che quel sito, che Punto Informatico evita di linkare per una forma di incontenibile pruderie ottocentesca, sia stato costretto a lasciare i server tedeschi di Joker.com perché questa sostiene di aver ricevuto un mandato da un procuratore tedesco per chiudere il dominio. Attenzione quindi. Non si parla della solita censura terrorizzata contro un sito ma dell'abolizione del dominio, della sua cancellazione, almeno, dai registri tecnici del provider che ospitava il corrispondente sito.

"Il dominio - si legge in una delirante nota sottoscritta da Joker - è registrato per vostro conto dalla Joker. Abbiamo avuto un mandato legale per disabilitare il dominio ogrish.com. Congeleremo lo stato di quel dominio cosicché nessuno possa cambiare i dati del dominio stesso. Per vedere riattivato il dominio vi sarà necessario aprire un procedimento legale contro il Governo della Germania".
Il punto è che i gestori del sito, che raccoglie contenuti destinati a soddisfare il masochismo morboso di taluni, sono americani, sono soggetti alle leggi americane e sono naturalmente trincerati in questo momento dietro il Primo Emendamento alla Costituzione statunitense. Grazie a quel Primo Emendamento, infatti, le colossali oscenità che propagano per la rete non possono essere fermate. Una garanzia di libertà che ha consentito ai gestori di trasferirsi in quattro e quattr'otto su server americani. Il provider statunitense ha peraltro fatto sapere di essere interessato ad ospitare clienti senza alcun bisogno di sindacare sui contenuti che passano sui propri siti.

E la Germania? Su questo evento rimane con uno scudiscio vibrato a metà, con un dominio sospeso ma che funziona, con un grande punto interrogativo e con pezzetti di libertà che se ne vanno. Meno peggio le era andata con un altro caso di censura. Ma lì c'era (molto forse) una giustificazione: il sito era revisionista. Orrore.
TAG: censura
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