Il giochino dei domini .edu

di Luddist - Ma che bello il mondo dell'internet americana, quello dove il governo della rete rimane americano, dispone cose per gli americani e gli altri rimangono a guardare. Così il gioiellino .edu finisce nelle mani dei parrucchieri

Roma - Non finiscono di stupire le istituzioni americane che gestiscono i domini internet.edu, a cominciare da Educause. Domini che per loro natura potrebbero ben essere estensioni internazionali, riconoscibili in tutto il mondo, ma che invece sono emblematici di quella porzione della rete che gli americani intendono continuare a gestire in proprio. Il mondo è altrove.

Già, perché Educause, una santa e sacra istituzione a stelle e strisce che ha davvero fatto tanto per la diffusione di una certa, superiore, cultura di rete e non solo negli Stati Uniti, ha iniziato ad affrontare una importante estensione dell'applicabilità dei domini.edu. E lo ha fatto perché alcune nuove autorizzazioni sono giunte dal ministero del Commercio, americano naturalmente.

Accade così che i domini.edu, a cui finora hanno acceduto le università e i centri di ricerca americani accreditati in una lista approvata dal ministero e gestita da Educause, potranno essere scelti anche da centri di bellezza e altre amene istituzioni formative americane che condivideranno così quello spazio, fino ad oggi elitario, con enti quali le università di Harvard o di Yale. Le poche istituzioni straniere dotate di.edu ottennero il dominio quand'era loro possibile, molti anni fa, ma oggi non potrebbero più neppure sperare in cotanto riconoscimento.
Il tutto, cioè, rimane in casa statunitense. Perché il ministero del Commercio USA, nonostante le numerose pressioni, ha deciso di continuare a giocare in proprio ed impedire che la lista estesa a cui sta iniziando a lavorare Educause possa comprendere le più prestigiose organizzazioni culturali e didattiche internazionali anziché i centri del benessere o quelli della formazione cinematografica.

La questione è, manco a dirlo, nei soldini. Al di fuori delle ricche università, infatti, c'è un ricco mondo di dot-com legate alla ricerca e alla formazione: per i motivi più diversi sono state tenute fuori dai.edu fino ad oggi ma ora ne hanno un gran bisogno per riciclarsi da dot-com a dot-edu, che fa molto più fine.

All'estero? All'estero si rimane a guardare, come sempre quando si tratta di governo delle cose della rete, dove gli americani la fanno da padroni. Si rimane a guardare mentre l'ICANN, sotterrato da se stesso viene bacchettato e rimesso in pista. E si rimane a guardare mentre qualcuno si balocca con i domini.edu.

Luddist
TAG: domini
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