Alfonso Maruccia

USA, telecom sotto torchio

Con la nuova amministrazione in carica alla Casa Bianca è cambiato l'atteggiamento nei confronti del mercato degli operatori di rete: gli sguardi indagatori sono forieri di possibili azioni antitrust

Roma - Che la squadra di governo messa insieme da Barack Obama sia interessata a sondare con attenzione le possibili pratiche anticompetitive dell'industria statunitense è un fatto noto. L'ulteriore riprova di questa mutata condizione antitrust è la revisione avviata dal Dipartimento di Giustizia (DoJ) sui colossi delle telecomunicazioni a stelle e strisce, alla ricerca di possibili infrazioni alle regole sulla concorrenza.

Dal rapporto pubblicato dal Wall Street Journal si evince che l'interesse di Washington per le maggiori telecom del paese si trova ancora nella sua fase iniziale, nondimeno si prospetta la possibilità di impiegare lo Sherman Antitrust Act contro i colossi del calibro di AT&T, Verizon & compagni di cavo qualora il Dipartimento raccogliesse le prove di un abuso di potere avvenuto negli anni dell'amministrazione di Bush Jr.

E di potere, in questi anni, le mega-telecom ne avrebbero accumulato abbastanza. Da citare ad esempio l'acquisizione di Nextel da parte di Sprint, quella di MCI da parte di Verizon e l'acquisto di SBC da parte di AT&T. E tutto nel solo 2005. C'è insomma abbastanza materiale da far rizzare le giuste antenne al DoJ, la cui responsabile del settore antitrust, Christine Varney, già in precedenza ha sottolineato la corresponsabilità di una "inadeguata sorveglianza antitrust" nel provocare il cataclisma economico da cui il mondo ricco sta ancora provando a rialzarsi.
L'ufficio Antitrust statunitense si è messo dunque al lavoro sul dossier telecomunicazioni, e secondo quanto rivela il WSJ tra gli oggetti delle indagini di Varney e del suo staff dovrebbero rientrare gli accordi esclusivi tra le corporation e anche la volontaria restrizione di certi tipi di servizi offerti dalle società, come nel caso in cui AT&T ha inibito lo streaming video del massimo campionato di baseball su iPhone (via 3G) al di fuori della sua applicazione "ufficiale".

Se insomma i lavori dell'ufficio antitrust statunitense dell'epoca Obama sono appena iniziati, tutto lascia supporre che le ricadute pratiche di tale lavoro avranno un peso non indifferente sul mercato statunitense delle telecomunicazioni.

Alfonso Maruccia
2 Commenti alla Notizia USA, telecom sotto torchio
Ordina
  • una cosa che non riuscirò mai a capire: nel regno del libero mercato (per molte cose, non tutte), chi il libero mercato lo deve tutelare (l'antitrust, fulgido esempio) è in pratica sottoposto al potere politico, questo è un esempio. non l'unico, certo: MS con l'amministrazione Clinton stava per essere smembrata, poi è arrivato Bush.. il libero mercato non è solo soggetto regole (giustissimo, anzi è il minimo), ma pure alla politica.

    seconda considerazione:

    non è che, paradossalmente, i conservatori (nel caso USA) non vogliono, come dicono, tutelare il libero mercato, ma soltanto una versione di questo che vada bene a loro? ho la sensazione che non siano l'unico Paese dove ciò accade...
    non+autenticato
  • Da loro indagini antitrust? e da noi? NULLA. Loro a metà anni '80 hanno preso il monopolista di stato e l'hanno smebrato, perché era la cosa giusta da fare.

    Qui? No, perché si licenziava gente! Diamo Telecom in mano al tronchetto dell'infelicità. Lui licenzia la gente, però rimane monopolista Telecom!

    BAH!
    non+autenticato