Roma - Apple ha rinunciato all'azione legale intrapresa alla fine dello scorso anno contro
Bluwiki, una board i cui avventori potranno quindi continuare a scambiarsi suggerimenti su come
adoperare iPod utilizzando software non prodotti a Cupertino.
La questione era stata
presa a cuore dalla
Electronic Frontier Foundation (EFF) che
aveva affiancato
OdioWorks, il servizio su cui si appoggia Bluwiki, nella battaglia legale posta in atto dall'azienda di Jobs. Quest'ultima riteneva che il contenuto di quelle pagine wiki costituisse una violazione del
Digital Millennium Copyright Act (DMCA).
In risposta a ciò che
era stato recepito come un atto di prepotenza da EFF, l'organizzazione insieme all'ufficio legale di San Francisco Keker&Van Nest aveva
replicato chiedendo ufficialmente alla corte di rigettare le accuse mosse da Apple, in modo da consentire agli utenti di Bluwiki, che
nel frattempo aveva occultato i dati in oggetto, di tornare a condividere conoscenza.
Nonostante la ovvia soddisfazione per aver avuto la meglio sulla mela gigante, i rappresentati di EFF non riescono a dirsi completamente appagati: "Da una parte siamo contenti - spiega Fred Von Lohmann - ma siamo anche delusi dal comportamento dei vertici di Apple perché si è arrivati a questa svolta solo dopo sette mesi di censura e un processo".
Che Apple
non gradisca il
reverse engineering non è certo
una novità, come non stupisce l'ovvia propensione a ricorrere alle vie legali per chiarire questo tipo di vicende, non ultima quella di moltissimi iPod che, in
varie forme, avrebbero
messo in pericolo chi li utilizzava.
Questa volta Apple avrebbe dato mandato ai suoi avvocati per impedire a tutti i costi che una giornalista di Seattle entrasse in possesso di materiale riguardante almeno
una quindicina di incidenti causati da presunte periferiche difettose. Il file di circa 800 pagine era stato redatto dalla
Consumer Product Safety Commission (CPSC), e indicherebbe una serie di guasti, presumibilmente alla batteria, che avrebbero provocato fuoriuscite di fumo e talvolta l'incendio della periferica.
La
CPSC, pur non avendo intrapreso alcuna azione nei confronti di Apple, starebbe
pretendendo dall'azienda un costante flusso di aggiornamenti circa eventuali incidenti, come quello dell'automobile bruciata qualche settimana fa,
pare proprio a causa di un iPod. D'altra parte,
la storia delle batterie agli ioni di litio di qualunque dispositivo elettronico non è di quelle tra le più immacolate.
Giorgio Pontico