Roma - SABAM, l'equivalente belga della SIAE,
non paga gli artisti ciò che dovrebbe. Questo almeno secondo quanto emerso dalle indagini appena concluse dal procuratore generale di Bruxelles.
Dopo tre anni di lavoro è stato infatti scoperto che i dirigenti della collecting society belga negli ultimi anni avrebbero
falsificato i documenti che attestavano gli emolumenti devoluti agli artisti. Per cinque di loro verrà quindi istituito un regolare processo.
L'investigazione ha inoltre stabilito che l'ente era
scarsamente organizzato: non era chiaro come gestisse e distribuisse i ricavi delle royalty. Tuttavia non è stato quantificato quali cifre fossero state sottratte agli artisti dai tutori del copyright.
In passato SABAM aveva
militato tra le fila dei più strenui
difensori del diritto d'autore, caldeggiando
iniziative volte a costringere i provider a
consegnare i nomi degli utenti colpevoli di file sharing. (
G.P.)