Gaia Bottà

Seul, ghigliottine per tutti

La legge antipirateria entrata in vigore da aprile deve ancora delinearsi. Gli operatori della Rete, puniti anch'essi con l'isolamento, scoraggiano fra gli utenti qualsiasi tipo di condivisione

Roma - Non solo gli scambi a mezzo P2P, non solo i contenuti che fluiscono a mezzo torrent: la Corea del Sud, con la legge antipirateria approvata di recente, intende punire tutti coloro che mettano a disposizione dei contenuti approfittando di qualsiasi piattaforma. Gli operatori della Rete si stanno adoperando per contenere i danni.

La banda larghissima a disposizione dei cittadini della rete coreani è da tempo sfruttata come veicolo di scambio: all'industria dei contenuti non è bastato il tentativo di contenere la pirateria stipulando accordi su scala internazionale, non sono bastate le proposte volte a sfamare i netizen con offerte legali. È stato necessario l'intervento del governo, che ha messo a punto e approvato una legge che ricalca i meccanismi della dottrina Sarkozy che sta prendendo forma in Francia. Avvertimenti per coloro che vengano colti a condividere senza autorizzazione, sospensioni di account e disconnessioni per i netizen che si dimostrino recidivi: si declina così anche la soluzione antipirateria coreana.

Se la dinamica appare fin troppo cristallina, si affollano i dubbi riguardo alla modalità con cui verrà convertita in azione. Ad essere marcati stretti dall'industria e dalle autorità non sono semplicemente i cittadini della rete, ma anche i servizi che consentono ai netizen di condividere contenuti. Sul loro capo pendono diffide e avvertimenti, richieste di rimozione. Qualora non si attengano alle ingiunzioni inoltrate dai detentori dei diritti potrebbero essere a loro volta isolati dalla rete, confinati offline.
È così che in primo luogo gli operatori della rete coreana hanno smesso di pubblicizzare i servizi dedicati alla condivisione. Anche la divisione pubblicitaria di Google si starebbe adoperando per smettere di fornire visibilità agli inserzionisti che propongano ai netizen condivisione e download di contenuti non esplicitamente autorizzato dai detentori dei diritti.

Ma non di sola pubblicità si tratta. I gestori di piattaforme online non si sono spinti per ora ad agire come la divisione locale di Google, che ha imposto per alcuni servizi il divieto di upload e che ha cristallizzato YouTube in un servizio read only con l'obiettivo dichiarato di sfuggire alla schedatura degli utenti e di impedire loro di violare la legge. I gestori di servizi quali piattaforme di blogging e social network hanno però iniziato a prendere le misure.

La formulazione vaga della legge parrebbe punire indistintamente qualsiasi tipo di violazione del copyright, si dispiegherebbe su brani musicali e film, su stralci di testo e sulle immagini, che siano condivisi a mezzo P2P o che siano messe a disposizione sul Web: per questo motivo gli operatori hanno allertato i propri utenti segnalando loro che ogni violazione è assolutamente proibita. Il fatto che le sanzioni si abbattano sia sugli utenti sia sugli stessi gestori dei servizi di condivisione sembra stia innescando un doppio regime di vigilanza sui cittadini della rete, scoraggiati dalla condivisione tanto dalle autorità e dai detentori dei diritti quanto dalle piattaforme che ospitano le loro attività in Rete.

Gaia Bottà
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18 Commenti alla Notizia Seul, ghigliottine per tutti
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  • Il dottor Guillotin accese la pascalina a vapore e collegò le lanterne magiche alle apposite feritoie.
    Digitò quindi la parola d'ordine e iniziò a visualizzare i resoconti del congresso nazionale dei cerusici e barbieri, ma si annoiò subito.

    Diede un'occhiata al forum del congresso e iniziò a scrivere un po' di risposte a caso, giusto per far incazzare qualcuno dei netoyens (aux armes!): a Figaro32 -barbiere con vezzi di giornalismo - rispose con una frase latina firmandosi Conte d'Almaviva, a Willie45 - che lamentava la difficoltà nell'accesso alla professione - rispose con un motto di Ockam: "Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem".

    Dopo soli 5 minuti, pestando sui tasti della pascalina come un sanculotto affetto dalle emorroidi, aveva già litigato con tre quarti della classe barbierizia francese.

    Uno sbuffo di vapore rosso da una feritoia attirò la sua attenzione: aveva ricevuto un messaggio privato.

    Lo aperse con parecchia curiosità, nessuno conosceva il suo recapito ed era impossibile tracciare il suo vapore: glielo aveva confermato Lavoisier in persona, mica un pinco pallino qualunque!

    Il messaggio proveniva da FilleHereuse60:
    "Dottore, se vuole divertirsi guardi qui"
    Seguiva un vapocollegamento a una lanterna magica privata.

    Il dottore non esitò (pregustava già uno spettacolino in stile Madame Les Poissons) e slacciò la cintura dei pantaloni con una mano mentre con l'altra digitava la sequenza di accesso: SUTOR_NEC_ULTRA

    L'inizio lo lasciò ben sperare, con la sequenza di vapori multicolori che si dissolvevano creando solide rotondità femminili... che divennero infine cosce e natiche e petti villosi di un'assemblea MOLTO privata di Montagnardi.

    Il dottore rimise a posto i pantaloni e fece ordine sul suo scrittoio.

    "Avanti, è aperto!", ebbe lo spirito di dire quando i sanculotti della milizia postale buttarono giù la porta.
    non+autenticato
  • Sto pensando agli utenti a cui verrebbe negato l'accesso ad Internet. Se ad un certo punto fossero un numero consistente, perche' allora non organizzarsi e creare una nuova sottorete, o addirittura tornare ad utilizzare reti come Fidonet, come negli anni '80 e '90? Certo, con tutti i limiti dei 56k e potendo alla fine comunicare solo con quelli che si collegano a questa rete, ma io se mi trovassi in questa situazione, preferirei questo piuttosto che nulla.

    Varthall
  • - Scritto da: varthall
    > perche' allora non
    > organizzarsi e creare una nuova sottorete, o
    > addirittura tornare ad utilizzare reti come
    > Fidonet, come negli anni '80 e '90?

    Perché verrà reso illegale. O StateCorporateNet o niente.
    non+autenticato
  • si parla tanto della Corea del Nord.... ma anche nella Corea del Sud non è che siano da meno !
    Sarà , ma tutta questa "democrazia" in giro ..... forse è stata troppo "esportata "?
    non+autenticato
  • Beh... forse al Nord, supponendo che esistano leggi sul copyright e che la rete sia accessibile da tutti (cosa che ritengo assai improbabile), mettono gli utenti direttamente in galera, senza fare alcune disconessione... no?
    non+autenticato
  • - Scritto da: francososo
    > si parla tanto della Corea del Nord.... ma anche
    > nella Corea del Sud non è che siano da meno !
    >
    > Sarà , ma tutta questa "democrazia" in giro .....
    > forse è stata troppo "esportata
    > "?
    E' la democrazia del piu forte cioè di chi ha i soldi per corrompere i governi.
    non+autenticato
  • queste sono cose che non vanno accettate fin da subito altrimenti scivolon scivoloni diventeranno diffuse. finirà che per navigare su internet ci vorrà la "scatola nera" a disposizione della polizia e si potranno solo visitare siti commerciali. ci saranno black list di siti sgraditi al governo e in genere il modello cina verrà esportato in tutto il mondo, perchè internet fa venire voglia di libertà, e il potere ha lo scopo e la necessità di castrare la libertà delle masse a beneficio delle classi dominanti. i coreani farebbero bene a iniziare uno sciopero della rete, a partire dal non pagare più i canoni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sante Caserio
    > finirà che per navigare su internet ci
    > vorrà la "scatola nera" a disposizione della
    > polizia e si potranno solo visitare siti
    > commerciali.

    E' quello che succederà, molto prima di quanto immagini. La commercializzazione di internet é inevitabile, come é inevitabile il suo controllo non solo da parte della polizia ma di enti privati con potere di polizia.

    Il futuro sono gabbie e catene.
    non+autenticato
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