Claudio Tamburrino

Microsoft - Yahoo: chi guadagna, chi no

Nella conferenza finanziaria annuale di Redmond, Ballmer ha commentato l'accordo appena concluso. Facendosi sfuggire qualcosa di più

Roma - L'incontro finanziario annuale di Microsoft quest'anno è stato segnato dall'analisi dell'accordo appena raggiunto da Redmond e Yahoo!, accordo che dovrebbe spingere la risalita di Microsoft insieme all'uscita di Windows 7 dopo i due peggiori semestri della sua storia.

Maggiore attenzione è stata riservata dalle cronache alla "slide mancante", una parte della presentazione che il CEO di Microsoft Ballmer non ha mostrato durante il suo discorso, ma che era disponibile in download dal sito Microsoft dedicato agli investitori: riportata per primo da Brier Dudley del Seattle Times, la slide, classificata in parte come "not for disclosure", riguarda una serie di supposizioni di Redmond sugli effetti dell'accordo. Sono cifre ipotetiche contenute in alcune note a fondo pagina, quelle che hanno sollevato attenzione: "perderemo soldi per i primi due anni (300 milioni di dollari in tutto), per poi iniziare a guadagnarci negli anni successivi (circa 400 milioni)".

Per quanto pochi possano essere 300 milioni di dollari per BigM, si tratterebbe a parere degli analisti di una spesa non prevista generata dall'accordo senza peraltro effettive acquisizioni, se non quote di marketshare, che fanno esclusivo riferimento al mercato statunitense. Tale valutazione, inoltre, sembra agli osservatori in contrasto con la presentazione di Ballmer, che parlava di costi contenuti: definito dal CEO di Microsoft un accordo win-win, la partnership aumenterebbe di per sé il valore delle due aziende. Soprattutto aveva affermato che "i nostri costi dovrebbero abbassarsi rispetto a quelli di oggi", perché l'accordo sarebbe "un magico modo per creare sinergie di costo e di profitto".
Pur ammettendo che i termini dell'accordo e i benefici che ne derivano fossero "un po' complicati", Ballmer ha affermato che il risultato fondamentale dell'accordo è proprio "aver messo insieme le economie di scala di Microsoft e di Yahoo!. Un vantaggio che determina più pubblicità e maggior possibilità di comprendere le necessità dei clienti".

Anche il mercato giudicava l'accordo sbilanciato a favore di Redmond, le cui azioni nei giorni scorsi restavano stabili, mentre Yahoo! vedeva perdere, nei due giorni precedenti all'annunciato accordo, oltre il 15 per cento. Gli investitori, d'altronde, aspettavano "una barca di soldi", come annunciato dal CEO di Yahoo! Carol Bartz a marzo, in cambio dei servizi di ricerca.

Ora Bartz afferma che rendimenti futuri costanti sono per l'azienda più importanti di un grande pagamento iniziale e vista la dura accoglienza di Wall Street, anche Ballmer è corso a sottolineare i vantaggi per Yahoo!, che si "espanderà del 70 per cento solo grazie alla firma dell'accordo". Restando, inoltre, le spese di gestione e di aggiornamento sulle spalle di Microsoft e l'88 per cento degli introiti a Yahoo!, l'accordo non potrebbe che "essere valutato positivamente".

Tuttavia la paura degli investitori di Yahoo! è che abbia "rinunciato ad un grande strumento del suo business e che ciò possa avere gravi conseguenze" ha detto Darren Chervitz, manager della Jacob Internet Fund (che detiene azioni di Yahoo!) esprimendo pessimismo sui termini finali dell'accordo.

Tutte queste considerazioni passerebbero naturalmente in secondo piano se con l'accordo BigM e Yahoo! riuscissero, come sarebbe nelle intenzioni, a intaccare lo strapotere di Google nel Web search e nella pubblicità online: con Bing a sfruttare il successo delle pagine Yahoo! i due alleati puntano alla scalata.
Obiettivo principale è arrivare al 30 per cento delle quote statunitensi del Web search (con Google ancora staccato al 65 per cento), anche se a questa quota non corrisponderà il 30 per cento di guadagni derivanti da questo settore per BigM: come detto l'88 per cento delle entrare rimarranno a Yahoo!, mentre gran parte dei costi ricadrà su Redmond.

Claudio Tamburrino
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