Claudio Tamburrino

WoW, elfo druido strizzacervelli

Un terapista vuole entrare nel mondo di World of Warcraft per cercare di curare i giocatori dalla dipendenza. E vuole un account gratuito

Roma - Chi non si è mai, mettendo a posto i CD in fondo alla scrivania o gli scatoloni pieni durante un trasloco, ritrovato in mano un oggetto quasi dimenticato e, accarezzandone la copertina impolverata, non ha sentito nel profondo un sentimento misto di turbamento e malinconia? Con deferenza e follia ha inserito il ritrovato CD, sorpreso dal ricordo lucido serbato da quel semplice gesto, fremendo di gioia e di paura vedendo l'avvio del gioco mai dimenticato: chi non conosce questo non può neanche intuire la forza di attrazione e il circolo di assuefazione in cui può trascinarti un videogame tanto amato ed in particolare un Massively Multplayer Online Role Playing Games (MMORPs) che ad esso aggiunge le componenti aggiuntive del mondo virtuale.

Pensando a questo, lo psichiatra Richard Graham vuole entrare nel mondo virtuale di WoW per curare gli utenti dipendenti dal gioco. Sperando che altri terapisti seguano il suo esempio. "Il progetto - ha detto - partirà entro la fine dell'anno".

Per quanto la dipendenza da videogiochi non sia riconosciuta ufficialmente dalla medicina, il problema esiste secondo Graham.
Per giunta, ha spiegato, "è difficile arrivare con i canali educativi tradizionali alle persone dipendenti da videogiochi", dal momento che non manifestano quei comportamenti antisociali campanello d'allarme per un genitore alle prese con un adolescente con un problema di dipendenza, restando per la maggior parte del loro tempo nelle loro stanze, apparentemente al sicuro. "Tanto meno è possibile introdursi fisicamente nelle loro stanze. Internet - ha concluso - resta l'unico mezzo per interagire con loro".

"È chiaro che non gireremo per il mondo virtuale in camici bianchi, ma dovremmo rimanere nei confini del gioco usando gli stessi personaggi disponibile per gli altri giocatori" ha detto lo psichiatra, facendo anche intuire che gli esperti di malattie mentali che si uniranno a lui dovranno allenarsi per colmare il gap che inevitabilmente avranno in WoW nei confronti di quei giocatori che passano ore e ore davanti al computer e che sono il loro principale obiettivo. Graham ha raccontato di giocatori che restano in linea anche 16 ore al giorno a evidente discapito delle loro vite reali.

WoW in South Park


Graham ha chiamato direttamente la Blizzard per chiedere iscrizioni gratuite o almeno qualche sconto: il suo obiettivo, d'altronde, non è l'intrattenimento ma star vicino ai giocatori a rischio nel loro ambiente preferito.

Peraltro la notizia non sembra aver sconvolto gli utenti WoW, nessun commento sul forum, pochi sui social network, ancora non se ne parla neanche nel gruppo Facebook - con oltrre 35mila iscritti- Addicted to World of Warcraft.

Solo su Twitter rimbalza la notizia soprattutto perché numerose mogli che vedono il loro matrimonio minacciato dalla concorrenza del mondo virtuale non vedono l'ora di consigliare lo strizzacervelli al marito. E l'iniziativa non poteva che scatenare l'ironia dei cinguettii: "Terapisti nel mondo virtuale per i dipendenti dai videogame è come alcolisti anonimi in un bar" si legge. Soprattutto, ci si chiede se lo psichiatra accetterà le monete d'oro virtuali in pagamento.

Claudio Tamburrino
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