Napster, non è ancora finita

Un'associazione di editori musicali vuole miliardi dalla Bertelsmann. Il suo ingresso nel capitale di Napster avrebbe a suo tempo moltiplicato le attività di pirateria musicale

Roma - Napster è un cadavere già sepolto, da tempo, eppure la sua memoria continua ad aleggiare nelle aule di tribunale dove la National Music Publishers' Association vuole trascinare Bertelsmann. Gli editori musicali sostengono infatti che l'ingresso del colosso mediatico nel capitale di Napster a novembre 2000 avrebbe portato ad un aumento esponenziale delle attività di pirateria musicale.

L'accusa ha qualcosa di perverso: l'ingresso di Bertelsmann in Napster avrebbe esteso il tempo di vita dell'azienda del gattone, il primo importante sistema di file-sharing. Un periodo che avrebbe potuto non essere, secondo la NMPA, se il colosso dei media avesse evitato di occuparsi di Napster. Il gattone, cioè, sarebbe morto prima con meno danni per tutti coloro che l' hanno ucciso.

L'associazione americana che accusa Bertelsmann ha per ora avuto il pudore di non dettagliare a quanto ammontano, a suo parere, i danni che l'azienda avrebbe provocato sostenendo Napster. Ma sembra dimenticare che anche Bertelsmann era tra coloro che hanno aggredito Napster in tribunale per violazione del proprio copyright sui brani musicali scambiati dagli utenti del sistemone di condivisione.
Per ora una portavoce di Bertelsmann ha spiegato di non sapere nulla della denuncia e, se anche ne sapesse, non ne parlerebbe, perché Bertelsmann non discute casi giudiziari fino alla loro conclusione. Già.

Sul sito di Napster, intanto, c'è solo una paginetta nella quale si prendono le misure del cadaveruccio.
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