Mauro Vecchio

Malaysia, filtri in cantiere

Si pensa ad un sistema ricalcato sul modello cinese, ma il Primo Ministro smentisce. Nel mentre, le proteste dilagano

Roma - La Malaysia è ormai un'abituale frequentatrice delle più nere classifiche di organizzazioni internazionali come Reporters Sans Frontières che la considerano come una delle più agguerrite macchine d'attacco a libertà di stampa e di espressione. Decisamente meno oscurantista si sente, invece, lo stesso governo di Kuala Lumpur: ha recentemente annunciato di voler intraprendere una ferma lotta contro tutti quei siti web che minano con contenuti immorali la crescita dei cittadini, soprattutto i più piccoli.

Proteggere il paese da materiale osceno, in particolare legato a pornografia e sfruttamento di minori. Questo, in pratica, l'obiettivo primario dichiarato dalle autorità, attraverso la voce di Rais Yatim, ministro per Informazione, Comunicazione e Cultura. "Tutti quelli che si definiscono difensori delle libertà - ha detto Yatim - dovrebbero guardare a quello che è accaduto in altri paesi che sono diventati vittime di un sistema dove la pornografia e il sesso con bambini sono diffuse su larga scala".

L'intento sbandierato con energia da Yatim è di realizzare un efficace sistema di filtraggio che ricordi da vicino il Green Dam, contestato software cinese. Il governo starebbe studiando i processi da implementare, focalizzandosi principalmente su costi, impatto su economia ed utenti Internet oltre che sulla fattibilità di introdurre dei setacci a livello di ISP.
Le critiche sono piovute puntuali, guidate dal Centre for Independent Journalism (CIJ) che ha lanciato un allarme a proposito di una violazione palese degli impegni presi dalle autorità locali, che si sarebbero sempre dichiarati contrari alla censura di Internet. "Chi trae effettivi benefici dal controllo dell'informazione e dell'espressione su Internet o su altri media - ha spiegato Gayathry Venkiteswaran di CIJ - è soltanto il partito al governo in questo momento".

Non sono in pochi quelli che hanno iniziato a rumoreggiare a proposito di un progetto portato avanti in silenzio da parte delle autorità in carica per imbavagliare il dissenso mediato dalla rete, particolarmente in vista delle prossime elezioni che si terranno nel 2013. Evidentemente sono memori dell'arresto (con successivo rilascio garantito dai dettami costituzionali) del blogger Raja Petra Kamaruddin, reo di aver diffuso "ingiurie all'Islam e al profeta Maometto".

Il governo di Kuala Lumpur, tuttavia, ha mostrato una leggera spaccatura quando il Primo Ministro Najib Razak ha smentito le dichiarazioni di Yatim, affermando che non ci sarebbe stato alcun cambiamento all'interno della Internet policy del paese. Il progetto di filtraggio è stato comunque confermato dal ministro per le comunicazioni malaysiano. Reporters Sans Frontières è in attesa di scoprire se il paese asiatico salirà o scenderà in classifica.

Mauro Vecchio
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