Roma -
Tremate, tremate, i pirati son tornati e non hanno intenzione di ammainare la bandiera sotto la quale hanno navigato la Rete negli ultimi cinque anni. Dopo aver subito un periodo di downtime la Baia dei Pirati è
nuovamente operativa, pronta ad accontentare le richieste dei suoi milioni di utenti.
Sulla home page campeggia una t-shirt simile a quelle che si trovano nei negozi di souvenir, con un scritta che recita
ho speso mesi di tempo e milioni di dollari per far chiudere The Pirate Bay e tutto quello che ho ottenuto è questa splendida maglietta.
Sul proprio blog l'equipaggio di TPB ha anche
parafrasato Winston Churchill, firmando quello che sembra un manifesto dei pirati da cui si evince che
la parola d'ordine della ciurma è non arrendersi mai e andare fino alla fine.
La tempesta che imperversa sulla Baia dura ormai da mesi e il suo destino, malgrado le dichiarazioni dal tono epico, sembra ancora avvolto da fitta nebbia. La procedura di acquisto da parte di Global Gaming Factory si fa
sempre più
intricata: il CEO dell'azienda Hans Pandeya non sembra avere a disposizione la cifra promessa per
avviare la metamorfosi della
Isla Tortuga del Web.
Sia Pandeya che i pirati hanno ribadito di voler andare avanti secondo la propria strada, che potrebbe non essere la stessa. Nella giornata di giovedì gli azionisti di Global Gaming Factory dovrebbero decidere se procedere con l'acquisizione o
lasciare la Baia alla Rete, affossando definitivamente il progetto
The Pay Bay.
Visto il susseguirsi degli eventi rimane però da chiarire se entrambi i soggetti stiano parlando della stessa Baia, oppure stiano tracciando
due rotte diverse per lo stesso vascello, il cui fasciame continua ad essere
bersaglio delle bordate dell'industria dei contenuti: i detentori dei diritti olandesi rappresentati da BREIN
avevano fatto sapere attraverso un portavoce che l'eventuale acquisto da parte di Global Gaming Factory non sarebbe bastato a
piallare i pirati, mentre
in Irlanda uno dei maggiori provider
aveva programmato per i suoi utenti la sospensione dell'accesso alla Baia.
Un tribunale svedese nei giorni scorsi aveva
intimato all'ISP
Black Internet di
sospendere l'erogazione di banda a TPB, rendendolo difficilmente raggiungibile per alcune ore. Subito dopo aver eseguito l'ordinanza del tribunale il provider svedese aveva
dichiarato di essere stato oggetto di vari
tentativi di sabotaggio, dei quali però non è stato possibile determinare l'origine: "Il nostro network non sta funzionando come dovrebbe - ha spiegato il CEO Victor Möller - attualmente stiamo lavorando con tecnici e polizia per capire cosa sia successo".
In ogni caso una volta cambiato ISP
i pirati sono tornati online, ma alcuni utenti avevano segnalato che un noto programma antivirus aveva
iniziato ad indicare la Baia come sito maligno, salvo poi
rettificare il tutto con il rilascio di un update.
Giorgio Pontico