Gaia Bottà

Google Books non parlerà

Mountain View aggiorna la policy sulla privacy, i dati personali degli utenti verranno custoditi con più attenzione. Ma ai tutori della privacy non basta

Roma - Google annuncia di voler difendere i dati personali che accumula riguardo agli utenti del servizio del servizio Books: Mountain View ha dimostrato la propria buona volontà aggiornando la propria policy dedicata alla privacy.

singsing sky - Beyond the BooksNon si tratta solo di una questione di posizione dominante nell'ambito della fornitura di prodotti librari digitali: Google, qualora l'accordo con gli editori dovesse essere approvato dalle autorità statunitensi, disporrebbe di una sterminata mole di informazioni riguardo alle abitudini di lettura dei cittadini della Rete. Informazioni di valore, che potrebbero interessare a stato e mercato per costruire profili dettagliati dei consumatori di cultura. Per questo motivo EFF si era mobilitata nei mesi scorsi per chiedere chiarezza: nell'ambito dell'accordo con gli editori, la Grande G avrebbe dovuto sgombrare il campo da ogni dubbio riguardo alle finalità e alla modalità di raccolta e di utilizzo di queste informazioni.

Mountain View, bersagliata per il servizio Books dalle istituzioni e dagli editori su entrambe le sponde dell'Atlantico, si è mostrata accondiscendente sul fronte della protezione degli utenti: dal confronto con le autorità in gioco, con gli editori e con gli stessi netizen - ha spiegato nei giorni scorsi Google a FTC - è emersa la necessità di tutelare la privacy in maniera più rigorosa e trasparente. Per questo la Grande G ha scodellato una nuova policy sulla privacy espressamente dedicata alla propria potenziale biblioteca di bit.
Si tratta di una policy provvisoria, da affinare nel momento in cui le autorità statunitensi si saranno espresse a proposito del colossale accordo con gli editori, si tratta di una policy che mira a rassicurare autorità e cittadini, ma che non sembra accontentare il fronte dei più strenui difensori della privacy, che intravedono in Google il crocevia di informazioni che potrebbero amplificare il potere, il controllo e l'influenza di stato e mercato sulla vita del cittadino.

Ad accogliere con tiepido entusiasmo la mossa di Google è EFF, che lamenta proprio la mancata specificità dei limiti che Google ha deciso di imporsi. La Foundation aveva chiesto che Google cancellasse i log dopo 30 giorni dalla raccolta, aveva chiesto che garantisse l'accesso ai testi anche a coloro che operassero dietro VPN per sfuggire al controllo di regimi oppressivi, aveva invitato Mountain View a contenere il tracciamento a mezzo watermark: la Grande G non ha accolto queste richieste. EFF aveva altresì invitato Google a garantire il servizio con la massima trasparenza, dando ampio spazio e rilevanza alle informazioni sulla privacy a favore degli utenti, e rivelando i nomi di coloro che avessero fatto richiesta di informazioni sulle abitudini di lettura degli utenti del servizio Books. Google, denuncia EFF, non ha recepito queste proposte.

Il colosso di Mountain View, spiega EFF, a cui si accoda anche Electronic Privacy Information Center con un intervento presso il tribunale che dovrà decidere dell'accordo, si è invece limitato a riformulare una ordinaria e generica policy sulla privacy. Si tratta di un buon inizio, commenta in ogni caso EFF: coloro che si occuperanno di gestire i servizi di pagamento non verranno a conoscenza delle preferenze bibliografiche dei cittadini della rete, Google non costringerà alla registrazione gli utenti che volessero semplicemente sfogliare le anteprime messe a disposizione. Ma ancora non basta, secondo EFF: "per fare quello che è giusto nei confronti dei lettori - e degli autori e degli editori che si sono schierati dalla parte del lettori sul fronte della privacy - Google deve fare di più".

Gaia Bottà

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