Alfonso Maruccia

LimeWire e Facebook: separati in casa

Il programma di P2P più usato era stato tentato dalla conquista del social network più popolare. Tentativo respinto al mittente. Forse se ne riparlerà in un futuro neppure tanto prossimo

Roma - Ci avevano provato, quelli di LimeWire, a seguire le orme di The Pirate Bay integrando la possibilità per gli utenti di condividere i file torrent sul social network Facebook. Ma anche in questo caso il risultato è stato un netto quanto prevedibile diniego da parte del portale di "amici" più chiacchierato, che in quanto a condivisione preferisce le foto (e i dati) degli utenti piuttosto che qualche compromettente bit di contenuti "non autorizzati" dai proprietari del copyright.

L'opzione "share on Facebook" era stata accolta molto positivamente dagli utenti di LimeWire, ma non altrettanto entusiasta era stata la reazione del management del social network: che si era subito fatto sentire richiedendo modifiche alla caratteristica così come era stata integrata nel software di P2P.

Anche dopo le modifiche richieste, però, LimeWire non risultava sufficientemente "casto" in materia di infrazione di copyright per andare a genio al portale sociale. Il produttori del software sono stati contattati di nuovo da Facebook, ma questa volta "non tanto per una richiesta di modifica quanto con un avviso che avrebbero disabilitato la funzionalità" conferma Jason Herskowit di LimeWire.
"Piuttosto che lasciare gli utenti con una versione malfunzionante di LimeWire - continua Herskowit - abbiamo deciso di disabilitare la funzionalità prima che lo facessero loro. Come avido utente sia di Facebook che di LimeWire, sono deluso come chiunque altro dalla cosa". È "increscioso", dice ancora Herskowit, che due servizi che in teoria condividerebbero la stessa vocazione di "luogo per connettersi e condividere" non riescano a dialogare sullo stesso piano.

LimeWire desidererebbe lavorare assieme a Facebook per ripristinare la funzionalità di condivisione, ma vista la ferma volontà di quest'ultima di non sporcarsi le mani con attività che possano prevedere (anche solo in teoria) l'infrazione del diritto d'autore - così come venne espressa all'epoca del blocco (attualmente bypassato) di The Pirate Bay - è a dir poco improbabile che questo ipotetico dialogo tra pari possa concretizzarsi in tempi brevi.

Alfonso Maruccia
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