Alfonso Maruccia

Regno Unito, Internet col balzello

Il governo rassicura: la tassa sull'infrastruttura telematica di prossima generazione verrà introdotta prima delle prossime elezioni. I cittadini britannici dovranno finanziare la rete di tasca propria

Roma - Il governo del Regno Unito ha urgenza di introdurre la "tassa sulla banda larga" ipotizzata nell'ambito del rapporto Digital Britain, le autorità vogliono far presto prima che il potere possa passare di mano vanificando gli sforzi compiuti per ammodernare l'infrastruttura telematica del Regno Unito. Il Ministro del Tesoro Stephen Timms conferma che la controversa imposta, 6 sterline all'anno (poco più di 6,5 euro) da racimolare su tutte le utenze telefoniche del Regno, sarà legge prima delle elezioni politiche previste per la prossima estate.

L'uscita di scena di Lord Stephen Carter, il ministro che aveva presentato il rapporto nel corso di giugno, aveva alimentato speculazioni sulla morte precoce del piano di rinascita telematica del governo inglese, e ora le rassicurazioni di Timms confermano un fatto (la tassa si farà) ma aprono anche le porte a una nuova ridda di polemiche sul tempismo della legge e la sua effettiva utilità pratica.

Timms considera la tassa generalizzata una misura importante per l'ammodernamento di tutta la rete britannica, un modo per evitare che "parti del paese rimangano indietro" nella corsa alle connessioni da 50 Megabit al secondo (e oltre). Un simile, ambizioso obiettivo "deve richiedere un'azione da parte del governo", sostiene il Ministro, ma l'appuntamento elettorale del prossimo anno vorrebbe che la legge finanziaria di questo autunno fosse breve e priva di possibili controversie con i conservatori.
E invece i Tory non sembrano affatto convinti della bontà dell'approccio laburista, rimarcando piuttosto l'ingiustizia di una "tassa digitale" da far pagare a tutti, anche ai più anziani e a chi non ha alcun interesse per Internet e la super-banda larga, nella stessa misura per i ricchi come per i poveri e per giunta con l'obiettivo di favorire solo i cittadini digitali rispetto al resto della popolazione del Regno.

Ilari, poi, le reazioni raccolte sul blog dot.life di BBC, divise tra chi sostiene che i 175 milioni di sterline all'anno raccolti con la digital tax (per finanziare la posa dei network in fibra ottica nei prossimi sette anni) siano troppo poco e arrivino troppo tardi sull'arretratezza della rete britannica, e chi propone lo sdoganamento governativo dei download liberi, senza filtro e soprattutto senza disconnessioni forzate.

Alfonso Maruccia
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