Claudio Tamburrino

AT&T: Google, una di noi

L'operatore statunitense afferma che se Mountain View vuole essere considerata una compagnia telefonica come le altre deve sottostare alle regole del settore. BigG tenta di smarcarsi

Roma - AT&T attacca Google con una lettera destinata alla Federal Communications Commission: bloccherebbe chiamate destinate a linee le cui tariffe sarebbero troppo elevate, ottenendo un vantaggio competitivo discutibile. Per questo chiede l'intervento dell'autorità garante delle telecomunicazioni, e maggiore chiarezza nei regolamenti di queste attività.

L'affaire Google Voice si arricchisce così di nuovi scenari, ed è ora AT&T (che finora si era dichiarata estranea alla decisione di Apple) ad accusare il servizio di telefonia offerto da Mountain View, che giocherebbe scorretto e oltretutto violerebbe il principio della net neutrality.

Il vantaggio competitivo ottenuto da Google sarebbe generato dal blocco delle chiamate destinate a linee gestite da compagnie telefoniche locali che applicano tariffe anche 100 volte più alte rispetto a quelle standard, approfittando di regolamentazioni statali favorevoli e creando business dividendo i profitti con hot line e servizi di conferenze call che attirano sulla propria rete le utenze.
D'altro canto la stessa idea era già venuta a AT&T, ma dal 2007 le era stato proibito metterla in pratica "dal momento che rischiava di compromettere - secondo FCC - l'affidabilità dell'intero sistema nazionale di telecomunicazione". Ora chiede che BigG sia sottoposto al medesimo veto o che quanto meno ai fornitori locali siano imposti limiti tariffari.

Inoltre AT&T attacca BigG proprio sulla net neutrality, l'idea per cui tutti i servizi siano trattati ugualmente indipendentemente dal mezzo con cui sono offerti, e strada battuta per favorire la diffusione dell'innovazione sviluppata via Web. L'accusa sarebbe grave per Google, che in passato si è fatto paladino di questa battaglia: "Imporrebbe agli altri le regole della net neutrality - afferma Robert Quinn, vice presidente AT&T - chiedendo per sé un regime speciale, pretendendo di differenziarsi dai fornitori di telefonia tradizionali".

La risposta di Google non è tardata ad arrivare, e in un post BigG riafferma di non essere soggetta alle proibizioni del blocco non essendo un fornitore telefonico tradizionale, sia per la natura gratuita del servizio costituito essenzialmente da una Web application, sia per la limitatezza dell'offerta (ancora esclusivamente su invito), sia per la natura non concorrenziale: l'intenzione cioè di non si volersi sostituire agli operatori tradizionali.

Mountain View risponde inoltre sulla questione della net neutrality, argomento caldo su cui AT&T probabilmente vuole guadagnare qualche punto e su cui Google è apparsa più in imbarazzo: osservatori affermano che il rifiuto di Apple che ha dato origine alla questione abbia sollevato anche obiezioni sulla net neutrality, e proprio per questo si era chiamata in causa AT&T in qualità di distribuitore monopolista di iPhone negli States.

Google ha quindi attaccato sottolineando l'incongruenza della accuse: "AT&T - afferma - ne vorrebbe fare un discorso di open Internet, ma tale principio si applica solamente al comportamento dei fornitori di banda, non agli sviluppatori software. Su di essi FCC non ha giurisdizione". Se fosse altrimenti la sua giurisdizione arriverebbe a poter controllare anche gli applicativi Web, minacciandone l'indipendenza.

Claudiio Tamburrino
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