Mauro Vecchio

FCC: la via del broadband Ŕ intasata

Pubblicato uno studio preparatorio al piano nazionale entro il 2010. Gli utenti stressano troppo il network e ci vorranno fino a 350 miliardi di dollari per la copertura totale del paese

Roma - Sono risultati non particolarmente incoraggianti quelli emersi da un recente studio condotto dalla Federal Communications Commission (FCC) statunitense: le velocità di banda pubblicizzate dai provider sono in genere più pigre di quanto si dichiari, con ritmi di rallentamento pari almeno al 50 per cento. Conclusioni di un'indagine sull'accesso ad una Internet più rapida, essenziale per le tasche di milioni di utenti, per l'avanzamento della sanità online, l'educazione, la creazione di nuovi posti di lavoro nel paese.

"Il costo derivante dall'esclusione digitale è molto alto - ha dichiarato la FCC in un comunicato ufficiale - soprattutto dal momento in cui la maggior parte delle risorse occupazionali, nell'educazione, nell'informazione e nel campo della salute o dello shopping si sposta verso l'online". Attualmente, stando ai dati riportati, quasi due terzi dei cittadini statunitensi gode della banda larga a casa, con un 33 per cento che avrebbe l'accesso, ma non ne usufruisce, e un 4 per cento che vive in un sostanziale isolamento di connettività.

Una situazione che non è andata giù al Congresso che all'inizio dell'anno aveva varato il cosiddetto stimulus package, importante per portare l'accesso ad Internet soprattutto nelle più remote zone rurali degli Stati Uniti. Il Congresso aveva poi incaricato la stessa FCC per un national broadband plan da annunciare entro il febbraio 2010. E la Commissione per le comunicazioni si è data certamente da fare, tenendo una serie continua di workshop in materia, ascoltando testimonianze e raccogliendo circa 40mila pagine di commenti scritti.
Con la data ultima ad approssimarsi sempre di più, la FCC ha suggerito al governo di prepararsi ad una forte iniezione di liquidità, se si vorrà ottenere un buon risultato. Bisognerà investire di più nelle infrastrutture, a seconda delle velocità di banda desiderate: 20 miliardi di dollari per la copertura universale da 768 Kbit/s a 3 Mbit/s, fino a quella di 100 Mbit/s che costerebbe alle autorità 350 miliardi di dollari.

Al momento, tuttavia, gli intasamenti del network sono sempre più diffusi, soprattutto nelle ore più calde della giornata web: circa l'1 per cento degli utenti guida il 20 per cento del traffico Internet, lasciando il restante 80 per cento ad un utenza pari al 20 per cento. Stime troppo caotiche per spostare parte della vita dei cittadini online. E per immaginare scenari futuri, è intervenuto l'ISP Verizon che, tramite il CEO Dick Lynch, ha fatto sapere che nei prossimi anni la banda verrà venduta a seconda del consumo effettivo dell'utente. Il futuro degli Stati Uniti connessi pare proprio sarà nei pacchetti di byte.

Mauro Vecchio
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