Chiusi i siti degli accessori per droga

Mano dura del procuratore generale degli Stati Uniti contro siti che proponevano online una serie di gadget che secondo la DEA venivano acquistati da acquirenti di sostanze illecite. Ma è un'operazione double-face

Roma - Lascia dell'amaro in bocca l'annuncio dell'antidroga statunitense che, agendo sotto l'impulso del procuratore generale degli Stati Uniti John Ashcroft, ha denunciato gli operatori di 11 siti accusati di vendere via internet accessori utilizzati per il consumo di sostanze stupefacenti illegali.

L'operazione, infatti, si concluderà nei prossimi giorni e le pagine web incriminate saranno sostituite con un re-direct su una pagina del sito della DEA, l'agenzia della polizia antidroga americana. Il sito stesso, come ha sottolineato un esponente della Electronic Frontier Foundation, nella propria policy sottolinea che la DEA si riserva di passare informazioni personali sui visitatori virtuali del sito ad altre agenzie governative. Una policy che vale per tutti i siti che fanno capo al dipartimento di Giustizia.

"In questo modo - sottolinea la EFF - i defunti siti web si trasformano in bollini elettronici posti su quelli che cercano accessori per stupefacenti, giornalisti che lavorano sull'argomento o gente che ha sbagliato qualche ricerca su Google".
Nel caso specifico, la legge statunitense consente alla polizia di mettere sotto inchiesta gli autori di qualsiasi "traffico" di gadget o dispositivi il cui "scopo principale" sia quello di servire alle esigenze degli acquirenti di sostanze illegali. Un principio contestato ma che ha avuto il beneplacito persino della Corte Suprema degli Stati Uniti.
TAG: censura
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