Alfonso Maruccia

USA, il Congresso vuole un P2P informato

Presentata la prima bozza di una legge tesa a responsabilizzare i tool di P2P. Per evitare spiacevoli fughe di dati governativi riservati

Roma - I software di file sharing (e quindi chi li sviluppa) devono accollarsi la responsabilità di rendere ben chiari agli utenti i potenziali rischi connessi alla pratica, una condizione imprescindibile perché non si verifichino più imbarazzanti "incidenti" a causa di qualche disattento dipendente pubblico col "vizietto" della condivisione a mezzo P2P.

È quanto prevede la bozza della legge Informed P2P User Act, appena licenziata dal Comitato per l'Energia e il Commercio della Camera in quel di Washington D.C. e in dirittura d'arrivo al Congresso per la votazione da parte dei parlamentari. Le nuove imposizioni stabilite dalla legge? L'avviso "chiaro e ben visibile" circa i file in via di condivisione e il divieto tassativo di impedire la disinstallazione o di usare modalità di installazione surrettizie.

Sostenuto da un appoggio bipartisan, l'Informed P2P User Act viene presentato come la risposta al "pericolo della condivisione involontaria di informazioni sensibili attraverso l'utilizzo, o l'uso improprio di certi programmi di file sharing".
"Su questi network sono stati individuati database contenenti dichiarazioni dei redditi, archivi medici e persino documenti governativi riservati", dice il presidente (Repubblicano) del comitato Henry Waxman, evidenziando come lo scopo della nuova legge sia quello di "ridurre la pubblicazione involontaria di informazioni sensibili rendendo gli utenti di questi software più informati sui rischi a essi connessi".

Waxman si riferisce naturalmente a incidenti come quello capitato non molto tempo addietro all'esercito USA, trovatosi a dover fronteggiare la diffusione di informazioni segrete su uno dei velivoli della flotta dell'inquilino della Casa Bianca. Software come LimeWire (uno dei client di P2P più popolari negli States) sono da tempo nel mirino dei legislatori statunitensi, che in taluni casi preferirebbero il loro bando totale da qualsiasi network governativo piuttosto che un semplice consenso informato.

Ci sono però dubbi sulla definizione che la legge dà del "software di P2P" da sottoporre agli obblighi di cui sopra, una definizione che a causa delle sue eccessive generalizzazioni arriverebbe a includerebbe non solo il file sharing vero e proprio ma anche gli strumenti di networking integrati nei sistemi operativi.

Alfonso Maruccia
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