I dubbi sull'operazione Grauso

Ha registrato migliaia di domini ma non è a lui che va addossata "la colpa" quanto a chi ha stabilito certe regole, o non si è mosso con la dovuta accortezza

Web (internet) - "Spett.le redazione di Punto Informatico, faccio riferimento alla email inviata dal sig. Grauso presso il sottosegretario all'Innovazione Tecnologica Stefano Passigli e da Voi pubblicata.

Quanto scritto rappresenta un vero e proprio esempio di monopolio sulla gestione di un particolare aspetto della realtà economica nella quale viviamo. Se è vero che in America si sta processando la Microsoft per abusi di autorità nell'ambito informatico, e se è vero che la Telecom viene da molti criticata per la Sua posizione di dominatrice nel mercato delle telecomunicazioni italiane, allora l'azienda del sig. Grauso non la si può fare a meno di inquadrarla se non come una società intenzionata a dominarci in un particolare settore della nostra vita futura.

Il 15 dicembre in Italia si è consumato l'ennesimo esempio di "malfunzionamento da ingordigia" da parte delle nostre autorità politiche. L'unica cosa davvero professionale che noi avevamo su Internet era l'abbinamento di un unico dominio .it per partita IVA, il che garantiva, agli occhi del "navigatore", che l'intestario del dominio era sicuramente una azienda soggetta alla "severa" giurisdizione italiana. Si parla tanto di sicurezza delle informazioni trasmesse per via informatica e poi non si prende in considerazione l'autenticità di chi trasmette queste notizie. Altro che Millennium Bug!
D'altronde si potrebbe obiettare affermando che molte aziende avevano necessità di effettuare la registrazione di domini per particolari marchi da loro distribuiti; ma allora non si poteva creare un'altra estensione di dominio per queste esigenze salvaguardando la realtà giuridica dell'azienda, per esempio www.vestiti.it.com (dominio peraltro registrato da Grauso)?

Al momento attuale non si sà più se chi vende via Internet, identificandosi con un dominio .it, sia una azienda italiana oppure una società di malavitosi con sede in un isolotto sperduto dell'Oceano Pacifico a caccia di carte di credito dei poveri navigatori, un po ' quello che succede quando uno naviga su un dominio .com.

Rimango sconcertato e dubbioso della buona fede di chi ha autorizzato tale liberalizzazione in Italia; spero, ma credo rimarrà solo una speranza, che qualcuno dei piani alti presso il nostro benemerito Parlamento, faccia qualcosa in merito, senza aspettare, nella consueta tradizione italiana, l'avvenuto "cataclisma".

Distinti saluti, Michele Bedin"
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