Alfonso Maruccia

Time pensa a un futuro da iTunes

Un consorzio di editori che si spostano dalla carta al bit. Su dispositivi digitali non ancora in commercio. Sfidando il potere di Apple e Amazon sui contenuti digitali. E convincendo i consumatori a seguirli

Roma - La crisi perenne della carta stampata costringe i grandi publisher statunitensi a reinventarsi una prospettiva di vendita nel mondo digitale e digitalizzato, prospettiva a cui in questi mesi starebbe lavorando il management di Time Inc (costola del gruppo Time Warner) nel tentativo di convincere i colleghi editori a fare il grande salto dalle edicole ai chioschi telematici per approdare infine sui dispositivi di fruizione presenti e futuri.

Quello di Time Inc è un piano di "conquista telematica" dalle mille sfaccettature, che al contrario di quanto vorrebbero fare gli editori nostrani punta direttamente ai consumatori. Consumatori che, nelle intenzioni dei proponenti, avrebbero la possibilità di accedere a uno "store" da cui gestire le proprie sottoscrizioni digitali ai periodici, da scaricare e fruire sugli e-reader compatibili con la supposta nuova piattaforma.

Lo store verrebbe gestito da una joint venture formata dai gruppi editoriali interessati ma lavorerebbe in maniera indipendente da questi ultimi, e fino a ora Time Inc sarebbe riuscita a persuadere Conde Nast (Wired, Vanity Fair e altri) e Hearst (Popular Mechanics e Esquire tra gli altri) a fornire energie e contenuti alla piattaforma in dirittura d'arrivo presumibilmente per il 2010.
Il modello a cui si ispirano gli editori ricalca alquanto pedissequamente quelli (finora vincenti) di Apple (iTunes) e Amazon, con gli stessi vantaggi teorici di avere il controllo diretto sulle vendite e la distribuzione dei contenuti e quindi sul mercato dei magazine digitali. Passando dalla teoria alla pratica, il piano ancora fumoso di Time e i suoi fratelli deve scontrarsi con le tante incognite di un settore che ha già i suoi monopolisti, e in cui sarà difficile conquistarsi i cuori degli utenti (possibilmente) paganti.

La gran parte del publishing telematico è al momento saldamente in mano ad Amazon che con il suo e-reader Kindle fa il bello e il cattivo tempo nel settore libri, con Apple pronta a dar battaglia con il suo tanto chiacchierato tablet nel tentativo di aggiungere la (ex-)carta stampata ai proiettili di grosso calibro della gioiosa macchina da guerra di iTunes. Anche ammessa la possibilità (molto) ipotetica di un'alleanza con Microsoft Courier, la volontà dei publisher di tenere saldamente nelle loro mani il timone della distribuzione li renderebbe automaticamente avversari di Apple e Amazon, e a quel punto le probabilità di successo sul mercato si assottiglierebbero non di poco.

Anche volendo tralasciare la questione concorrenza, il problema più grosso da affrontare rimane la oramai proverbiale svalutazione dei media quando dai supporti fisici si passa ai bit telematici, con gli utenti presumibilmente poco propensi a pagare per gli stessi contenuti già disponibili gratuitamente (ancorché "illegalmente") online. Oltre alla piattaforma i publisher dovrebbero insomma reinvetarsi anche nei contenuti, un'impresa titanica che non a caso qualcuno da già per defunta prima ancora di vederne la concretizzazione.

Alfonso Maruccia
Notizie collegate