Claudio Tamburrino

YouTube, un'offerta che non si poteva rifiutare

Google avrebbe sborsato tre volte il prezzo effettivamente stimato per la piattaforma. Per evitare di scatenare un'asta con la concorrenza

Roma - Che i costi di gestione di YouTube siano alti e i profitti ancora non floridi è risaputo. Ma quanto vale effettivamente la piattaforma?

Durante una deposizione nel processo Viacom-YouTube, il CEO di Google Eric Schmidt ha stimato che ai tempi dell'acquisizione il valore del portale di video sharing oscillava tra i 600 e i 700 milioni di dollari. Poco più di un terzo di quanto effettivamente pagato (1,65 miliardi di dollari).

La motivazione della maggiorazione starebbe nella logica della competizione: se Google non avesse sborsato circa un miliardo di dollari in più per avere subito YouTube, l'avrebbe acquistato un concorrente. Insomma, avrebbero pagato oltre l'effettivo valore solo per scongiurare una possibile asta al rialzo che avrebbe potuto far aggiudicare il sito ad un altro miglior offerente.
Ancora non è chiaro se Mountain View riuscirà prima o poi a trarre profitto dai milioni di visitatori che vanta. Gli osservatori ancora si dividono, da una parte valutando l'opportunità di un mezzo che potrebbe rivoluzionare l'intrattenimento sul Web, dall'altro non giudicando probabile la possibilità che si dimostri un investimento profittevole.

La stessa Google sta ancora cercando il modo per guadagnarci effettivamente. YouTube quest'anno è arrivato a registrare più di 100 milioni di utenti unici solo negli USA. Visite sempre maggiori per un sito Google e non per quello di un avversario.

Claudio Tamburrino
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9 Commenti alla Notizia YouTube, un'offerta che non si poteva rifiutare
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  • che non si vive di roba gratis..
    non ce l'ha fa google a fare i soldi, figuriamoci ci pensa che l'industria discografica/cinematografica dovrebbe permettere il sharing e bla bla bla

    Se non fosse per google youtube sarabbe gia' stato chiuso o messo a pagamento come vimeo, megavideo, ecc.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Arturo de fanti bancario precario
    > che non si vive di roba gratis..
    > non ce l'ha fa google a fare i soldi, figuriamoci
    > ci pensa che l'industria
    > discografica/cinematografica dovrebbe permettere
    > il sharing e bla bla
    > bla
    >
    > Se non fosse per google youtube sarabbe gia'
    > stato chiuso o messo a pagamento come vimeo,
    > megavideo,
    > ecc.

    si ok ho scritto l'ha con h.. e ci invece che chi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Arturo de fanti bancario precario
    > Se non fosse per google youtube sarabbe gia'
    > stato chiuso o messo a pagamento come vimeo,
    > megavideo,
    > ecc.

    hai perfettamente ragione. YouTube e molti altri successi in termini di utenti collegati o registrati (penso anche a Facebook) non riescono a monetizzare tutto questo traffico generato. In realtà è vero anche quello che scrisse l'Economist tempo fa a proposito dei big del settore che fanno incetta di queste neo start-up. per loro sono come le e-mail di tempo fa, ovvero servizi gratuiti da dare all'utente allo scopo di fidelizzarlo a quelli più remunerativi. il modello di business è quindi il seguente: una grande corporation (come Google) acquista un'attività in perdita e senza un business plan serio (YouTube) per acquisirne l'ingente numero di utenti. Questa mossa rafforzerà il big nel suo settore dominante (nel caso di Google il motore di ricerca e gli advertisement testuali) e garantisce alla piccola azienda acquisita denaro per i suoi fondatori, una garanzia di sopravvivenza e lo sviluppo tecnologico.

    Diversamente, chi campa solo dalla vendita dei contenuti generati non può permettersi di dare via il proprio lavoro gratis. difatti l'Economist, che per anni ha garantito accesso gratuito a tutti i contenuti della sua rivista, dal prossimo 12 ottobre limiterà l'accesso ad alcuni articoli (soprattutto quelli pubblicati sulla versione cartacea) ai soli abbonati. Proprio come aveva dichiarato il magnate della editoria Murdoch. e speriamo che l'economist sopravviva alla moria di riviste cartacee: sinceramente trovo gli articoli di questa rivista (e di molte altre) molto più ben fatti, approfonditi e accurati di quelli disponibili gratis su milioni di blog su Internet. Idem per la televisione e YouTube: su YouTbe non ho ancora visto una produzione "broadcast yourself" come il Coimmissario Montalbano o l'Ispettore Coliandro (dietro cui si nascondono due grandi scrittori come Camilleri e Lucarelli). Naturalmente su YouTube ci sono scene prese da queste due serie televisive, ma il più delle volte sono "broadcast what you saw yesterday on TV".
    non+autenticato
  • Io dico che un paio di striscette dall'apparenza discreta e non invasiva di link sponsorizzati a tema con cosa cerca l'utente ci possono stare.

    Molto simili a quella che appare in cima alla lista messaggi della GMail.
    non+autenticato
  • Il grosso di google (e google si piglia il grosso del payperclick) viene dai link sponsorizzati sulla dx.
    Per es:
    http://www.google.it/#hl=it&q=hotel+roma
    Te lo dico perché lavoro nel campo dei sw per il turismo e in piena stagione di prenotazioni i link sulla destra arrivano a costare fino a 1€ a click. Non so se mi spiego.
    non+autenticato
  • Visite sempre maggiori per un sito Google e non per quello di un avversario.

    Non ho capito
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • e sti mazzi thx, cmq scritta un po male a mio parere
    non+autenticato
  • verissimo, deve averla tradotta un BOT direttamente dal coreano.

    Certo che se sei uno che per lavoro scrive, almeno una riletta alle tue produzioni dovresti darla...
    non+autenticato