Gabriele Niola

WebTheatre/ A scuola di YouTube

di Gabriele Niola - Il portalone video si apre al giudizio degli utenti. Il fiato della concorrenza si fa sentire ed č necessario migliorarsi

Roma - Pochi giorni fa sul blog di YouTube è comparso un post riguardante gli studi in corso sull'utilizzo dell'interfaccia. Non che a Google abbiano intenzione di cambiare design di qui a poco, semplicemente si tratta di una breve illustrazione degli sforzi e delle diverse opinioni degli utenti in merito a cosa dovrebbe essere il sito. Un avviso che non è una notizia, non è una segnalazione e non è una novità, solo la spiegazione di un problema tutto interno e che nelle ultime righe diventa una richiesta di aiuto riversata sugli utenti in un tentativo di crowdsourcing.

studio


Quello che hanno fatto a Google è stato fornire a un panel di utenti tipo un modello FIDO, ovvero una lavagnetta magnetica sulla quale disporre a piacimento i diversi elementi che compongono solitamente una pagina YouTube: il video, i link suggeriti, la maschera dei commenti, le playlist ecc.
L'idea non era avere il design di domani ma capire quali siano le priorità per gli utenti: le risposte tuttavia sono state più problematiche di quanto potessero immaginare a Mountain View, tanto da richiedere un post sul blog e una richiesta di ulteriore collaborazione per gli utenti.
L'esito che ha spiazzato gli uffici di YouTube è in realtà la riproposizione di un problema noto da tempo e non solo al più grande aggregatore di video della rete ma anche ai suoi colleghi più piccoli e specializzati, ovvero la dialettica tra funzionalità e socialità, ovvero più in grande tra il modello della vecchia televisione e quello dei social network. La maggior parte degli utenti invitati a partecipare ha infatti posizionato i magneti dando un grande risalto al video stesso, secondo una posizione che è stata riassunta con l'affermazione "voglio solo guardare il video" e che identifica l'idea che chi arriva sul sito lo fa per un motivo solo e fruisce dei video in una maniera non troppo diversa dai contenuti televisivi.

Una parte decisamente più esigua del campione ha invece posizionato i magneti in modo da affollare la finestra con tutto ciò che è accessorio al video e che serve a commentarlo, linkarlo, embeddarlo, segnalarlo e via dicendo. In linea di massima queste persone, fanno sapere da YouTube, sono quelli più importanti, ovvero gli utenti che uploadano i video con maggiore frequenza. La loro posizione è stata riassunta con l'affermazione "voglio entrare in contatto con le persone" e si tratta di quel pubblico che sfrutta le potenzialità di espansione dei contenuti video al resto della rete.

Chiaramente le due posizioni sono un'estremizzazione del conflitto ed esiste una larga parte del campione che si è posizionata nel mezzo.

Un tempo YouTube non avrebbe mai reso noti questi risultati, non avrebbe chiesto ancora aiuto ai propri utenti e probabilmente non si sarebbe affidato così tanto a loro per decidere le proprie priorità. Questo esemplifica la grande sfida che si pone oggi al video in rete cioè superare l'aggregazione magmatica e cominciare a differenziare i tipi di fruizione.

Guardare video seduti in poltrona, guardare clip di 30 minuti, guardare corti e via dicendo non è la stessa cosa che guardare i gol di una partita o un video UGC. I due tipi di contenuti non solo hanno pubblici diversi ma soprattutto generano coinvolgimento diverso che può (e deve) essere sfruttato diversamente. Il modello televisivo prima di essere sorpassato va adeguatamente inglobato e tutte le partnership con studi di produzione cinematografica e network televisivi ancora non hanno portato YouTube ad affiancarsi al tipo alle funzioni della tv. Detto in parole più povere il pubblico di chi cerca i video in rete per guardare e basta non è soddisfatto.

Dall'altra parte però non lo è nemmeno la minoranza attiva che carica la gran parte dei contenuti e che desidera avere più possibilità di entrare in contatto con i propri spettatori o con gli altri tenutari di un canale. YouTube, come del resto anche i suoi competitor, non è ancora né un nuovo televisore e nemmeno un social network vero e proprio per i video.
Nonostante infatti il dominio di Google sembri inattaccabile, la breve storia di Internet insegna che nessun monopolio è invincibile e in un momento transitorio come questo da YouTube temono il sorpasso sul terreno della differenziazione dei pubblici, talmente tanto da arrivare a rivolgersi per più di una volta agli stessi utenti.

Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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