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NoLogo/ Il fascino dello sponsor

di Mafe De Baggis - Negli USA si lavora alle regole per i blogger prezzolati. In Europa è già vietato. Tutto sta a capire cosa è pubblicità e cosa è opinione

Roma - Sei un blogger. L'azienda X ti manda un prodotto e ti chiede di parlarne bene sul tuo blog, in cambio di soldi o del prodotto stesso. Che fai? Secondo me, se ne parli a prescindere dalla tua esperienza del prodotto solo perché vieni pagato non sei un blogger, ma un editore: non perché "essere blogger" abbia una particolare carica etica, ma perché accetti di vendere uno spazio pubblicitario ai tuoi lettori. Non lamentarti quindi se qualcuno prova a limitare la tua libertà con le leggi a cui è soggetta la Stampa.

A prescindere dalle leggi, se hai un blog e parli bene di un prodotto perché sei stato pagato e non lo dici stai fregando i tuoi lettori (che magari sono tuoi amici): fino a poco tempo fa questa poteva sembrare una posizione moralistica e discutibile, adesso è arrivata (negli Stati Uniti) la regolamentazione della Federal Trade Commission. Come spiega SearchEngineWatch:
"i blogger possono pubblicare raccomandazioni pagate di prodotti, o postarle in un forum o ambienti simili, ma la relazione tra chi scrive e l'azienda dev'essere rivelata. Se non lo fai c'è una multa fino a 11.000 dollari"
Le indicazioni della Federal Trade Commission precisano che il pagamento può anche non essere monetario: se parli bene di un prodotto perché ti è stato regalato senza precisarlo stai comunque violando la norma. Queste norme ovviamente non valgono in Europa, ma quello che conta è il principio, che dovrebbe essere fatto proprio da chiunque a prescindere dalla motivazione.

Quello che è in discussione non è la libertà di parlare di quello che si vuole, ma il diritto di chi ti legge di sapere quando lo fai spontaneamente, per segnalare prodotti che ti sono piaciuti, e quando lo fai per interesse. Questo non vale solo per i blog, ma a maggior ragione per i social network in cui la relazione con le persone che ti leggono è ancora più stretta.
Questa nuova norma inoltre si applica in modo particolare a dipendenti e collaboratori di un'azienda: la pratica assai diffusa e praticata di fingersi utenti entusiasti che parlano bene di un prodotto che vendono è già vietata in Europa dalla Direttiva 2005/29/CE. Anche qui, nessuno pensa di vietare a un dipendente di parlare bene della sua azienda, l'importante è la trasparenza nell'informare che si è parte in causa.

Far parlare (bene) di un prodotto, grazie al cielo, è sempre più questione di qualità del prodotto, creatività e attenzione nei confronti dei clienti: pagare e mentire continueranno a essere pratiche diffuse, ma se non altro ci saranno sempre meno dubbi sul fatto che sono non solo discutibili, ma esplicitamente vietate.

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