Mauro Vecchio

EMI, nella vasca con Grooveshark

Annunciato un accordo tra il sito di streaming musicale e la casa discografica britannica. Intanto, nuovi alfieri dell'abbonamento all-access fioriscono in ogni dove

Roma - "EMI Music ed EMI Music Publishing ci hanno offerto la loro collaborazione per dare vita ad un patto di reciproca sostenibilità che rappresenta il futuro della musica digitale". Così recenti dichiarazioni di Sam Tarantino, CEO di Grooveshark, a commentare un accordo che ha posto fine a una precedente controversia legale tra la startup musicale della Florida ed EMI, una delle quattro sorelle dell'industria discografica. Non sono trapelati dettagli sul patto, ma quello che appare certo è che gli utenti di Grooveshark avranno accesso al vasto e quasi leggendario catalogo dell'etichetta britannica.

Lo scorso maggio, EMI si era rivolta ad una corte di New York per avviare una causa legale contro il sito di streaming musicale gratuito, reo di aver violato il copyright con le conseguenze del suo motto ascolta gratis qualsiasi canzone del mondo. Curiosamente, l'etichetta e Grooveshark si erano messi al lavoro per un accordo sui termini di licenza legati alle canzoni diffuse sul sito. Poi l'accordo era sfumato, stranamente conclusosi con un attacco legale da parte di EMI nei confronti di un sito nato nel 2006.

Grooveshark si era evoluto in una piattaforma music on-demand, che ha fornito ai propri utenti la possibilità di accedere ad un catalogo di oltre sette milioni di brani, oltre a creare e salvare playlist, esportare le proprie canzoni preferite su blog e social network grazie a un apposito Widget. Escape Media Group, azienda dietro Grooveshark, ha da poco lanciato un servizio di abbonamento premium che, per soli tre dollari al mese, permetterà agli iscritti di accedere a particolari novità. Come, ad esempio, l'ascolto di The Dark Side Of The Moon, capolavoro dei Pink Floyd e soprattutto disco storico appartenente al catalogo EMI.
L'accordo sarà circoscritto al solo territorio statunitense e c'è già chi ha parlato di Grooveshark come una versione a stelle e strisce di Spotify, in anticipo sulla penetrazione di quest'ultima nel mercato d'oltreoceano. Un altro passo, dunque, nel valzer tra major del disco e protagonisti della musica web, dopo il tira e molla tra Warner e Imeem. E un altro tassello nel panorama dello streaming online, dopo recenti annunci che hanno anticipato l'entrata in campo di nuovi protagonisti, incaponiti nell'idea di far funzionare il modello di business della sottoscrizione di un abbonamento mensile per accedere a vasti cataloghi sonici.

Niklas Zennstrom e Janus Friis, già creatori del servizio p2p Kazaa, hanno illustrato la nascita della startup Rdio per offrire a partire dal prossimo anno un servizio di streaming musicale via computer e cellulare. Il principale interrogativo sul progetto dei due imprenditori europei resta ovviamente la disponibilità da parte delle major a trattare le licenze, data una non eccessiva simpatia dimostrata in passato a Kazaa. Più morbido è stato l'approccio dell'industria verso MOG, giovane blogging network che ha proposto un abbonamento di 5 dollari al mese per una formula all-access.

Se David Hyman, CEO di MOG, è riuscito ad ottenere il sì da parte delle quattro sorelle, Tarantino ha stretto la mano solo ad una di queste, la EMI. "Continueremo a fornire ai nostri utenti il miglior servizio musicale del web - ha assicurato il capo di Grooveshark - ed espanderemo con la nostra tecnologia la capacità di collegare i fan con gli artisti".

Mauro Vecchio
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