Mauro Vecchio

Cina, embargo sui giochi online

Annuncio protezionista da parte delle autorità: non saranno possibili join venture e cooperative con produttori stranieri. In allarme i fan cinesi di World Of Warcraft

Roma - "Queste nuove regole sono un buon inizio per fare in modo che i giochi online vengano approvati a norma di legge, per arrivare ad una regolamentazione dell'intero mercato dei game". Così Kou Xiaowei, dirigente della General Administration of Press and Publication (GAPP) cinese, che ha illustrato all'agenzia di stampa Xinhua quella che sembra una nuova mossa nella battaglia del governo di Pechino contro gli insalubri giochi online. Le autorità cinesi hanno così dichiarato di voler mettere al bando all'interno del settore qualsiasi tipo di investimento proveniente dall'estero.

GAPP, d'accordo con le autorità a tutela del copyright, ha innanzitutto annunciato che ad essere banditi saranno gli investimenti da parte di aziende estere all'interno di produzioni cinesi, sia attraverso join venture che cooperative, fino a proibire anche l'apertura di divisioni sul territorio domestico. Ma c'è di più: la nuova regolamentazione prevede che non sarà possibile influenzare, anche indirettamente, le case di produzione cinesi, che ciò avvenga tramite accordi o supporto tecnologico.

Nuove regole anche per i giochi attualmente in circolazione sul territorio: nessun titolo potrà circolare senza previa autorizzazione della GAPP, addirittura ogni aggiornamento dello stesso dovrà essere vagliato. Chiunque contravvenga a queste disposizioni verrà privato della licenza necessaria per circolare, oltre a finire sotto inchiesta per sospetta pubblicazione di online game illegali.
Certamente, una mossa che, nella visione delle autorità, finirà con il tutelare con reale efficacia il mercato interno, uno dei più sviluppati del mondo. GAPP ha pubblicato dati che attendono un aumento delle vendite del 20 per cento entro la fine dell'anno, con ricavi totali per 27 miliardi di yuan (4 miliardi di dollari). Ma costituirebbe anche una nuova occasione per lottare con più forza contro quelli che sono stati descritti come dei veri e propri pericoli per la crescita morale delle nuove generazioni.

Ad essere verificati saranno, infatti, anche altri parametri come, ad esempio, quelli relativi agli elevati tassi di dipendenza diffusi dai giochi elettronici. Le autorità cinesi avrebbero ritirato già 45 titoli privi di licenza, molti dei quali sviluppati all'estero e contenenti temi criminosi come Omerta ed America 1930. A preoccupare i milioni di appassionati cinesi, tuttavia, sarebbe il rischio che la mano della censura possa colpire il mondo di World Of Warcraft, distribuito a Pechino da NetEase con licenza da parte di Blizzard. Ora, pare che Azeroth sia in pericolo, questa volta reale.

Mauro Vecchio
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