Inutile censurare certi siti

di Adele Chiodi - Il caso australiano dei giochi razzisti online alimenta un antico dibattito che rifugge ancora, nel 2003, dall'unica opzione disponibile: la guerra della sensibilizzazione. Via internet

Roma - The Times of India ci informa che la Commissione australiana sui diritti umani e le pari opportunità è impotente dinanzi alla diffusione online di siti e videogame a sfondo razzista.

I casi sono eclatanti, come quello di un videogioco che consente al giocatore di turno di travestirsi da razzista virtuale (diventando skinhead piuttosto che vestire i panni del Ku Klux Klan) e uccidere chiunque gli capiti a tiro delle minoranze che ha in odio.

L'impotenza della Commissione è dettata dalla legge, come ammettono esplicitamente i suoi membri, che non comprende questo tipo di illeciti. Ma è anche dettata da una seconda inabilità, quella di perseguire efficacemente siti che, pur trovandosi all'estero, diffondono contenuti anche in Australia.
Storia vecchia, dunque, ma che turba ugualmente. La risposta che si vorrebbe dare a questi games e siti, infatti, è la censura degli stessi. Un tempo, nell'epoca cartacea, era senz'altro più semplice per le autorità di un paese come l'Australia impedire che pervenissero ai cittadini materiali così scottanti e odiosi. Oggi, con la complice transnazionalità di internet, le cose sono cambiate. La censura non funziona più e la doppia incapacità della Commissione australiana è quella che attanaglia tutti gli organismi di controllo sulle opinioni diffusi nel mondo.

"Le immagini e i giochi per computer - ha affermato un membro della Commissione - disturbano particolarmente per la loro capacità di distruggere l'umanità dell'individuo per renderlo un subumano da sfruttare". Tutto vero. Pensare che razzismo e odio possano essere diffusi attraverso dei giochi è tremendo tanto quanto il fatto che il target di queste produzioni sono spesso minori o giovani che possono non avere gli strumenti critici necessari a proteggere la propria identità quando questa viene minacciata in modo offensivo ma subdolo.

Va da sé che il datato meccanismo censorio è divenuto obsoleto. La battaglia da fare, dunque, è semmai culturale, è quella della sensibilizzazione, della diffusione di una cultura inversa, positiva, fondata sulla fraternità e la valorizzazione delle diversità. Internet è un formidabile strumento per ottenere tutto questo. E' ora di iniziare a fare i conti con esso.

Adele Chiodi
TAG: censura
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