Red Herring chiude, ma non lo sa

La rivista cartacea ha appena pubblicato l'ultimo numero e in poche settimane anche il sito verrà ceduto. Ma sulle pagine online di RH si parla d'altro

Roma - Nuovo decesso sulla strada del net sboom. Questa volta colpisce un faro dell'hi-tech e della rivoluzione digitale, la celeberrima rivista cartacea americana Red Herring. L'editore ha infatti deciso che il numero di marzo, appena pubblicato, sia l'ultimo, e questo nonostante tiri 275mila copie, che in Italia bastano a far prosperare qualsiasi rivista. Ma il mercato americano è altra cosa.

Come Wired e pochi altri, Red Herring dal 1993 in poi è stato un vero e proprio punto di riferimento negli anni più caldi della rivoluzione tecnologica ma ha avuto una storia aziendale piuttosto complicata. L'anno scorso sembrava aver trovato una sua sistemazione con l'acquisto da parte di un'azienda di capital venture e il varo della casa editrice RHC.

Ora proprio RHC ha confermato di voler vendere tutti i propri asset, a cominciare dal marchio per finire con il sito web. Sito che ancora deve prendere atto dei mutamenti intervenuti, tanto che propone ancora l'abbonamento al magazine, comprensivo di sconti vari e di prezzi agevolati per i numeri dell'archivio.
La chiusura dell'azienda comprende anche il licenziamento per le 31 persone che lavorano al magazine. Negli ultimi due anni, fanno notare in molti, hanno già chiuso numerosi altri riferimenti del settore, come Upside o Industry Standard. Al di fuori dell'accoppiata carta-sito web è in crisi anche Salon.com, celeberrima ezine su mercato e tecnologia.
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