Daniele Galiffa ha 29 anni. È un altro di quei ragazzi ai quali leggi passione ed entusiasmo già al primo proferir parola. "Quello che avete visto all'Innovation Day di Smau - Daniele è stato
premiato in qualità di terzo classificato (a pari merito con Workcity, portale di fatturazione online) per il progetto
VisualSport, opera della startup VISup di cui è co-founder - è il risultato di anni e anni di fatica", ci ha raccontato Daniele col piglio di chi finalmente l'ha spuntata. È stato caparbio, ha accettato di sbagliare, ha saputo imparare dagli errori, ha creduto fortemente nella sua idea. Che vive di sport. Di calcio, per la precisione. E non ha avuto paura di tirare il calcio di rigore. Né di sbagliarlo. Perché, invero, uno "se l'era mangiato". Tempo fa. Quando aveva provato a fare qualcosa con un gruppo di amici: "Ho alle spalle un'esperienza precedente che non è andata bene - ci ha confessato Daniele - una piccola società fatta con gli amici che non è andata come avrei voluto. Ma bisogna avere anche il coraggio di saper fallire. È giusto sbagliare per imparare".
E Daniele invita i suoi coetanei - e chiunque voglia fare innovazione in Italia - a seguire il proprio istinto, puntando sulle proprie idee, nonostante le apparenti difficoltà, a patto che senta dentro di essere sulla giusta via: "Se si ha un'idea bisogna essere convinti che sia l'idea giusta. E andare avanti. Consapevoli però che in questo tipo di sfide c'è sempre tanto da rischiare".
Rischio che Daniele Galiffa e il suo socio (
Gabriele Venier, il coetaneo "senza il quale VISup non esisterebbe") hanno deciso volentieri di condividere puntando molto su VisualSport, un servizio gratuito - pensato per il mondo del calcio - che permette a chiunque, accedendo al relativo sito, di elaborare informazioni a partire da dati statistici spesso non evincibili dalle semplici consultazioni di giornali sportivi e trasmissioni tv dedicate. L'obiettivo è consentire a fantallenatori, scommettitori, giornalisti, di creare confronti su qualsiasi aspetto del calcio. Per esempio fra un giocatore e l'altro e fra i tiri in porta. Più in generale, fra le coordinate e le tipologie di tutti i tocchi palla di ogni match. Tutto ciò scegliendo a piacimento gli intervalli temporali entro cui effettuare i confronti. Un esempio pratico? Ci pensa Daniele: "Giocate a fantacalcio? Bene, utilizzate questo strumento per capire se comprare Cassano o Lavezzi con i venti fantamilioni che avete a disposizione! Scrivete di sport? Ok, potrete trovare curiosità che difficilmente riuscireste a reperire con le cartelle stampa elaborate dagli operatori tradizionali".
Un progetto, dunque, la cui idea di base è molto semplice ma che, non per questo, non contenga un paio di aspetti innovativi di assoluto rilievo. Il primo è, innanzitutto, metodologico. Gli strumenti e le metodologie applicate, infatti, sono proprie dell'ambito scientifico e attengono alla sfera dell'Information Visualization, disciplina dai tanti e promettenti sviluppi nella quale Daniele Galiffa e il suo team sono presenti anche attraverso specifiche attività di didattica e di ricerca. L'altro aspetto, certamente innovativo, è relativo all'uso delle tecnologie. Il servizio VisualSport, infatti, già nelle prime fasi di progetto, è stato ipotizzato per essere multidevice e multicanale: "L'intento è offrire valore aggiunto al contenuto sportivo che spesso e volentieri ha dei grossi buchi nella sua disponibilità e fruizione sia per chi investe nello sport marketing sia per chi vuole fruire di contenuti originali che non siano riciclati dalle tv o dagli operatori di telefonia", ci ha spiegato il co-founder di VISup. Che ci ha dato anche lumi sul
modello di business, differenziato tra b2b e b2c, che ha intenzione di mettere in atto per trarre profitti dalla sua idea: "Per il b2c, l'idea è offrire servizi Premium con statistiche di maggior dettaglio e qualità d'informazione davvero eccellente. Sul b2b, invece, immaginiamo soluzioni diverse: dalla verticalizzazione al white labeling, fino ad attività di sport marketing. In sostanza, ci auguriamo che Nike, Adidas e tutti gli sponsor di settore possano investire in VisualSport, ad esempio creando canali personalizzati nei quali collezionare l'esperienza dello sport e renderla fruibile sui diversi media".
E i finanziamenti iniziali? Quanto è stato difficile reperirli? Qui Daniele (Galiffa) è apparso di parere diverso rispetto al suo omonimo (Calabrese). Entrambi sul podio dell'Innovation Day, rispettivamente terzo pari merito e secondo quali migliori startup del panorama italiano ma, evidentemente, con fortune diverse nel
reperire fondi in Italia. Calabrese c'è riuscito. Galiffa, evidentemente, no: "Quello che purtroppo devo ravvisare - ci ha raccontato Daniele con un pizzico di amarezza - è che in Italia manca il capitale di rischio. C'è una fortissima tendenza, invece, a simulare per venture capital coloro che, di fatto, fanno finanziamenti Seed. Per progetti che hanno un'ambizione internazionale non si può parlare di poche centinaia di migliaia di euro, ma bisogna arrivare almeno al milione di euro". E sappiamo bene quanto, in Italia, non sia facile trovare finanziamenti del genere. "L'unico contributo in capitali che abbiamo ricevuto - ci ha detto Daniele - è stato il bando Imprese Creative e Innovative della Provincia di Milano".
Un consiglio? "A chi ha una bella idea - questo il messaggio di Daniele - consiglio sì di lavorare in Italia, magari in team, perché le menti italiane sono davvero eccellenti, creative,
committed come direbbero gli americani. Ma, alla stessa maniera, consiglio di andare magari a cercare i capitali all'estero. Nel Regno Unito, in particolare. Ma anche la piazza di Parigi potrebbe essere un modo per avere un partner finanziario affidabile". Quindi, teste italiane e capitali all'estero? "Beh, se fosse anche capitale italiano sarebbe meglio, ma le banche non ci sono amiche in questo momento" ha chiosato Daniele Galiffa.