E, dulcis in fundo,
Fabrizio Terranova. È lui il vincitore assoluto dell'Innovation Day di Smau 2009. Ha ancora in mano l'assegno da diecimila euro consegnatogli come premio da Livio Scalvini (divisione Corporate Investment Intesa SanPaolo). Ma non è (solo) per questo che sorride quando lo incontriamo per farci raccontare com'è nata la sua idea vincente. Quella che ha portato la sua giovane e autofinanziata azienda romana -
Illusionetwork - a essere valutata dalla giuria come
la startup più all'avanguardia nel panorama italiano dell'innovazione.
"L'idea in realtà è abbastanza semplice - ci ha raccontato Fabrizio. La mia società è romana e dunque, trovandomi tra le aree dei Fori Imperiali, ho capito che io stesso, come cittadino romano, non avevo conoscenze sufficienti sulla mia città, sul mio mondo, su ciò che mi circonda. Mi sono accorto che abbiamo un patrimonio artistico e culturale gigantesco, forse il più grande del pianeta. Come valorizzarlo, mi sono chiesto? Da sviluppatore, quindi da persona che ha conoscenze tecnologiche, mi sono allora detto: come posso andare oltre rispetto alle solite guide cartacee? Come posso far evolvere una tipica audioguida, ossia un'interfaccia solo audio e solo testo?". Con
il 3D e con l'interattività, naturalmente. L'azienda di Fabrizio Terranova, attiva dal 2005, ha come core business proprio il settore dei videogiochi massivi e lo sviluppo di tecnologie per il 3D in tempo reale. L'intuizione è stata quella di avvalersi di tale know how applicandolo diligentemente alla
ricostruzione digitale del patrimonio artistico e culturale italiano.
"Oggi le tecnologie consentono di trasportare su un terminale mobile una quantità di dati tridimensionali in tempo reale - quindi a mo' di videogioco - davvero enorme", ha sottolineato Fabrizio. "Noi abbiamo semplicemente mutuato le nostre conoscenze del 3d in tempo reale provenienti dai videogiochi e le abbiamo unite a ciò che è già esistente: telefonini, ingegneria dei terminali mobili, ingegneria della geolocalizzazione e tutta una serie di piccoli elementi di elettronica quali bussola elettronica, sensori, accelerometri". Un cocktail di esperienza e tecnologie all'avanguardia che consentirà ai visitatori di avere un'esperienza immersiva nelle aree storiche e archeologiche cui faranno visita: il GPS localizzerà esattamente la loro posizione e, direttamente dal telefonino, potranno andare a spasso nel passato riuscendo a vedere sul display anche quello che ora non li circonda più. Semplicemente perché distrutto dal tempo o andato in rovina.
"Ci sono intere basiliche che non esistono più - ha osservato al proposito il vincitore dell'Innovation Day 2009 - Monumenti giganteschi di cui non esiste più niente". Ma che i fortunati visitatori avranno d'ora in poi modo di apprezzare attraverso l'applicazione Voyager X-DRIVE. La cui prima versione sarà disponibile solo per iPhone 3GS (successivamente anche per Symbian, Windows Mobile e Google Android) tra tre/quattro settimane circa. "A un prezzo più che democratico (3,99 euro)" ha rassicurato Fabrizio. "Non appena l'applicazione sarà su App Store, l'utente non dovrà far altro che scaricarla. Essa risiederà totalmente sul terminale mobile. Niente sarà caricato in streaming attraverso un operatore mobile, quindi non ci sarà l'accesso alla rete dati: l'applicazione, il 3D, le interfacce, l'audioguida, peseranno in totale circa 15 MB. Ciò significa che l'applicazione potrà essere scaricata anche in loco e si potrà usufruirne anche offline. Magari a migliaia di chilometri di distanza, una volta rientrati a casa".
Applicazione che, ovviamente, non è pensata solo per i Fori Imperiali: "Appena trovate le risorse, la nostra intenzione è ricostruire almeno le bellezze archeologiche di tutta Italia. Questo è solo l'inizio. Il resto è tutto il mondo".
Già: "appena trovate le risorse". Un bel rebus anche per Fabrizio Terranova, che punta su un
modello di business differenziato tra utente finale ed istituzioni. "Dal primo - ci ha detto Fabrizio - ci attendiamo anche un riscontro effettivo per capire il livello di gradimento che questa applicazione avrà sul mercato. Riguardo alle istituzioni, dovremo portare questo tipo di tecnologie all'attenzione di chi può realmente investire: i Beni Culturali e i Comuni, ad esempio. Ma i modelli di business potranno coinvolgere anche altri segmenti di mercato, tutti da scoprire e praticamente illimitati".
Anche per Fabrizio Terranova non è stato facile innovare in Italia: "Più si è piccoli, più è difficile richiamare l'attenzione di quelli che vengono definiti i grandi". Ma il suo invito, certamente favorito dal brillante successo della sua idea, è improntato all'ottimismo: "Il nostro primo premio è la dimostrazione che, comunque, si può fare innovazione anche qui da noi. Basta crederci e avere un'idea realmente innovativa". E conclude con un
sursum corda: "L'Italia è un Paese che può offrire tantissime opportunità, però deve svegliarsi. Capire che i giovani che hanno talento e conoscenze rappresentano il vero futuro dell'innovazione in Italia". Capire che, puntando sui giovani, possono e devono esserci mille altri Fabrizio Terranova. E che Illusionetwork non dovrà essere
Just an Illusion.
Massimo Mattone