Mauro Vecchio

Skype: l'Europa legiferi la neutralitÓ

Quello sul diritto di accesso alla Rete non Ŕ un dibattito solo statunitense. L'operatore ricorda all'UE quello che ha fatto finora la FCC e spinge per una regolamentazione che non discrimini VoIP e P2P

Roma - Un invito a smetterla con la retorica propria di una certa politica, una sollecitazione urgente, per evitare di accumulare un ritardo troppo ampio nei confronti della prossima regolamentazione statunitense sul diritto di accesso alla Rete. Questo, in sintesi, il messaggio lanciato da un recente post sul blog ufficiale di Skype che ha suggerito calorosamente all'Unione Europea di iniziare ad agire seriamente per fissare nella legislazione il principio della net neutrality.

Il post è stato scritto da Jean-Jacques Sahel, a capo del team Government Relations di Skype, ricordando all'Europa quello che innanzitutto è stato fatto negli Stati Uniti. Sahel ha ricordato la lettera aperta spedita dai CEO di alcuni tra i più importanti attori della tecnologia odierna (tra cui la stessa Skype), all'attenzione di Julius Genachowski, presidente della Federal Communications Commission statunitense. Obiettivo: sostenere l'impegno di FCC nel preservare una Internet aperta e trasparente, priva di discriminazioni.

Un impegno che si è proprio recentemente trasformato in qualcosa di più concreto, un documento di 107 pagine per un disegno di legge a tutela della neutralità, da discutere pubblicamente nei prossimi due mesi. Sei principi in tutto da trasformare in legislazione, per impedire che i provider discriminino certi servizi, senza distinzione di applicazioni, contenuti autorizzati e dispositivi. "E in Europa? - si chiede Sahel - In Europa, Skype è ancora bloccata in maniera arbitraria da alcuni operatori mobile. Così, migliaia di applicazioni VoIP e P2P".
Gli utenti devono poter scegliere liberamente sia prodotti che applicazioni, perché hanno bisogno di un accesso ad Internet totale, ha spiegato Sahel. L'Unione Europea non può più pensare che quello della neutralità della rete sia un problema esclusivamente statunitense, e non dovrebbe limitarsi a dichiarazioni e raccomandazioni del Parlamento. Il dibattito sul diritto di accesso degli utenti è stato inserito dalle istituzioni comunitarie all'interno di quello sul Pacchetto Telecom. L'attuale presidenza svedese ha recentemente spiegato come gli operatori dovrebbero essere autorizzati a limitare l'accesso a servizi ed applicazioni a propria discrezione.

Questo non sembra essere piaciuto agli attivisti di Europe Open Internet che hanno prontamente lanciato una petizione online giunta ad oltre 6mila firme. "Se credete che anche l'Europa meriti una Internet libera ed aperta - si legge nel testo della petizione - allora firmate, per fare in modo che i sei principi sotto elencati vengano discussi dalle nostre istituzioni". E quindi, i sei principi già analizzati negli Stati Uniti, che parlano di scelte libere di contenuti, competizione trasparente dei provider, non discriminazione delle applicazioni.

"Già negli anni '90, la gente ha iniziato a lamentarsi dei costi troppo alti legati alle chiamate dall'estero sui telefoni cellulari - ha spiegato il post di Skype - In dieci anni il mercato non ha fatto nulla per questo, così siamo finiti con la regolamentazione del roaming per abbattere i prezzi". Adesso, chiedono, l'Unione Europea dovrebbe mostrare quel coraggio necessario a prevenire ogni forma di abuso all'interno del mercato, per fare in modo che gli operatori si comportino in maniera corretta nei confronti dei concorrenti come Skype.

Mauro Vecchio
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