Perfino i Democratici di Sinistra italiani, con sprezzo del ridicolo dopo aver per mesi presentato mozioni sulla legge finanziaria che sottolineavano l'importanza dell'open source e la necessità di incentivare Internet, la condivisione delle conoscenze e la diffusione delle nuove tecnologie, il 28 febbraio scorso hanno dato l'ok in Commissione Cultura della Camera, all'ennesimo papocchio legislativo sul copyright votando a favore dell'EUCD.
Lo scrive Stefano Porro su Quinto Stato sottolineando come la posizione dei DS derivi da una "approfondita" meditazione su questo decreto che
"tiene conto della necessità di un aggiornamento quotidiano del diritto d'autore alla luce dei continui progressi tecnologici".Siamo, come è noto, il paese delle emergenze senza fine. L'emergenza Internet per l'industria del disco italiana - checchè ne dicano gli interessati - è per ora tutta da verificare, attestata semmai in un 17% di dischi venduti in più nel 2002. Ma cio' non è ancora sufficiente: si potrà (si potrebbe) sempre guadagnare di più evocando gli spettri di un mercato in crisi per colpa della rete Internet e dei suoi pirati, per colpa degli mp3 e della scarsa moralità di tutti noi, che siamo per definizione brutti e cattivi, anche quando compriamo regolarmente i cd dei nostri cantanti preferiti. Potremmo comprarne certamente di più. Potremmo evitare di prestarli ai nostri amici, potremmo percepire come illegale il farne una copia per ascoltarla in auto così come potremmo smetterla di canticchiare in un luogo pubblico l'ultima canzone sentita alla radio. Che poi l'artista ne subisce un danno.
Eppure nonostante questi indecenti comportamenti ancora non siamo stati arruolati dalla triade cinese, nessuno della mafia russa si è degnato di contattarci e la faccia del pericoloso Assad Ahmad Barakat, hezbollah di stanza in Paraguay dileguatosi dopo l'11 settembre le cui attività terroristiche sono finanziate - secondo la FPM - dalla vendita dei CD pirata, l'abbiamo vista per la prima volta
sul sito web degli Industriali della Musica Italiana.
Stando così le cose, fino a quando non si deciderà - con un minimo di onestà - di non fare di tutte le erbe un fascio continuando a confondere volontariamente criminalità organizzata e modalità di circolazione dei contenuti musicali dettate dallo sviluppo tecnologico, noi potremo continuare a dire che, no, tutto questo can can, il gigantesco "al lupo, al lupo" che l'industria del disco impone ai media da qualche anno a questa parte, non è una cosa seria.
Massimo Mantellini
Manteblog