Alfonso Maruccia

Google difende il nome di Android

Mountain View si schiera in tribunale contro una presunta infrazione del marchio scelto per il proprio sistema operativo mobile

Roma - Ci era già passata Apple, e ora tocca a Google difendere il nome e (soprattutto) il business nato attorno ad Android nei tribunali statunitensi, allontanando lo spettro della violazione di proprietà intellettuale e contemporaneamente assicurandosi di dare un adeguato segnale di avvertimento a chi potrebbe in futuro progettare nuovi attacchi alla "mucca da mungere" di Mountain View.

Google combatte per il "buon nome" di Android in tribunale difendendosi e attaccando. La difesa è quella contro la causa intentata da Erich Specht, imprenditore dell'Illinois che nel 1999 ha messo in piedi la società Android Data Corporation per commercializzare software sotto il brand Android. Nel 2000 Specht ha chiesto all'USPTO statunitense la concessione del trademark, e dal 2002 "Android Data" è parte integrante delle proprietà intellettuali dell'imprenditore.

Ora "Android Data" sarà anche un nome misconosciuto ai più, ma certamente di "Android" di Google si fa oggi un gran parlare in virtù di cose come gli smartphone di Motorola, lo sviluppo costante del sistema operativo mobile e il servizio di navigazione satellitare a costo zero per l'utente. Se ne parla insomma abbastanza da giustificare una causa di ampio respiro, e infatti lo scorso aprile Specht ha chiamato alla sbarra 40 diverse aziende colpevoli - a suo dire - di infrazione di trademark e di aver inferto all'azienda danni quantificati in 100 milioni di dollari.
Inizialmente la causa ha interessato Motorola, Samsung, Nextel, Google a altri, ma ora a difendersi dalle accuse rimane solo Mountain View, che in tutta risposta ha controdenunciato Specht chiedendo sanzioni punitive, il pagamento delle spese legali, la negazione della richiesta di pagamento dei suddetti 100 milioni e la cancellazione del marchio "Android Data" da parte dell'USPTO.

Google respinge in toto le accuse dell'imprenditore incluse quelle di aver guadagnato 50 milioni di dollari per le licenze e di aver venduto più di un milione di dispositivi basati su Android dal 2008 in poi. Le vendite dirette di smartphone e PDA non si traducono in un beneficio materiale diretto visto che noi quei gadget non li vendiamo, dicono gli avvocati del Googleplex, rilanciando e sostenendo che il marchio "Android Data" non è stato adeguatamente rinnovato ed è quindi caduto in disuso, pronto per essere riutilizzato in business più capaci e profittevoli.

Prima di arrendersi al facilmente prevedibile accordo extragiudiziale per i diritti di sfruttamento di Android, Google pare intenzionata a dare battaglia in tutte le sedi possibili provando per di più a intimorire Spectht e chi, come lui, potrebbe avere gioco facile nel prendere di mira l'androide di Mountain View e provare a ricavarci un guadagno a molti zeri.

Alfonso Maruccia
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