Claudio Tamburrino

MMORPG e barriere architettoniche

Un gamer cieco fa causa a Sony: non garantirebbe l'accesso ai suoi giochi online agli utenti non vedenti. I mondi virtuali come luoghi pubblici

Roma - Un giocatore cieco sta cercando di farsi sentire da Sony per chiedere maggiore accessibilità ai suoi giochi. E per farlo è ricorso al tribunale.

Protagonista della vicenda è il californiano Alexander Stern: accusa Sony di violare l'Americans with Disabilities Act, mancando di prevedere misure specifiche per permettere l'accesso ai suoi giochi MMORPG agli utenti non vedenti.
Secondo la normativa statunitense chiamata in causa "nessun individuo deve essere discriminato sulla basi di disabilità nel pieno accesso e godimento di beni, servizi, privilegi, vantaggi o disposizioni in ogni luogo pubblico".

Il querelante avrebbe, tra l'altro, subito danni economici, dal momento che non avrebbe potuto accedere al meccanismo di asta con cui si possono vendere gli oggetti del gioco in cambio di soldi reali.
A supporto dell'accusa, le soluzioni adottate da concorrenti di Sony come Blizzard, che in World of Warcraft ha favorito lo sviluppo di una serie di programmi di terze parti utili a garantire l'accessibilità ai disabili.

Nel caso, inoltre, entra la definizione stessa di luogo pubblico, cui fa riferimento la normativa chiamata in causa: è possibile far rientrare in questo termine anche i giochi MMORPG?

Claudio Tamburrino
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