Giorgio Pontico
martedì 17 novembre 2009

Diffamazione? Non per quattro gatti

Non c'è reato se i lettori sono pochi. Lo stabilisce una corte britannica, rifacendosi a un misconosciuto sito sudafricano

Roma - Diffamare è lecito, se a saperlo sono in pochi. Lo ha stabilito un tribunale londinese, secondo il quale "la pubblicazione di un articolo giudicato lesivo non è da considerarsi punibile solo in base alla disponibilità del pezzo su Internet".

Un gruppo di investitori britannici denominato LonZim aveva denunciato a maggio un settimanale sudafricano su cui erano comparse delle dichiarazioni non troppo lusinghiere riguardanti l'operato dei dirigenti della società.

Per ristabilire la dignità perduta avevano deciso di ricorrere alle maniere forti: tuttavia i giuristi britannici chiamati in causa hanno rilevato il non luogo a procedere poiché l'accusa non è stata in grado di enumerare gli utenti britannici che si sarebbero imbattuti nell'articolo incriminato, determinando così l'ingenza del danno morale.L'editore della testata ha reso noto che l'articolo è stato letto 65 volte e che il traffico ricevuto dal Regno Unito non superava il 6,79 per cento del totale. È stato stabilito quindi che non più di 4 persone in tutta la Gran Bretagna sono entrate in contatto con quelle righe ritenute diffamanti: la corte ha pertanto rigettato le richieste di LonZim, che a sostegno delle proprie tesi aveva presentato dati Google e Alexa, ignorati però dai giudici.

Giorgio Pontico
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