Giorgio Pontico

Italiani, 4 su 10 sono online

Il Censis ha pubblicato i risultato dell'ultima indagine sull'impatto della Rete sugli usi e costumi degli italiani. Mentre Mediaset invoca la tutela dei detentori dei diritti

Roma - Nonostante i problemi strutturali ed economici, Internet rappresenta il cuore pulsante dell'Italia che consuma. Lo dice l'ultimo rapporto del Censis sulla comunicazione chiamato, non a caso, I media tra crisi e metamorfosi. Ma c'è chi, come Fedele Confalonieri, che guarda alla cosa con sospetto.

Se è vero che la rivoluzione culturale innescata dalla Rete sta passando sopratutto per le informazioni, certa parte dei media tradizionali è riuscita ad adeguarsi ai tempi, mentre altre segmenti dell'editoria risentono dell'incapacità di controbattere all'immediatezza e alle molteplici forme di comunicazione presenti su Internet. Nel caso della stampa quasi il 40 per cento degli italiani ormai diserta giornali e riviste a favore di blog e testate online, calcando una linea sempre più profonda su quello che è stato definito press divide.

La televisione, con il 97 per cento di penetrazione, continua a farla da padrone nella classifica dei media, tuttavia sono i dati riguardanti le trasmissioni radiofoniche a saltare all'occhio: dopo un periodo di flessione pare che la radio abbia saputo integrarsi meglio di tutti con le nuove tecnologie. Grazie anche alla possibilità di essere ascoltati tramite podcast, i programmi radiofonici sono irrinunciabili per circa l'81 per cento degli utenti italiani.
I contenuti in ogni forma, è prevedibile, circolano sempre di più online: ogni utente può decidere quando, dove e come fruirne, definendo così un trend che non sembra però soddisfare chi ne finanzia la produzione. Sembra tramontare ormai l'epoca in cui al mattino si andava a comperare il giornale in edicola: ora non sono solo le modalità ad essere differenti, anche il prezzo delle notizie è cambiato.

L'ultimo in ordine di tempo a sollevare la questione è stato Fedele Confalonieri, proprio mentre veniva presentato il rapporto del Censis. Il presidente di Mediaset, ribadendo che i produttori di contenuti vanno tutelati e che dovrebbe essere il governo stesso a farlo, ha dichiarato che "senza il riconoscimento del valore della proprietà intellettuale da parte di Google e YouTube non si può investire".

Per una volta Confalonieri pare d'accordo con Murdoch: da mesi ormai il tycoon australiano lancia strali su questo modello di business basato sull'advertising e se la prende con i "vampiri dei contenuti" come Google News, colpevole secondo lui di appropriarsi indebitamente di articoli redatti da terzi.

Sul fronte dei video in streaming sono invece contenitori come YouTube, secondo Confalonieri, a dover riconoscere il lavoro di chi sta dietro alla realizzazione dei contenuti. Gli attriti tra Mediaset e il Tubo non si sono ancora placati: entrambe le parti sono ancora impegnate in un processo per violazione del copyright.

Tuttavia BigG ha manifestato negli ultimi tempi la consapevolezza di dovere in qualche modo riconoscere agli editori un compenso adeguato, sia per quanto riguarda i libri digitali che per la presenza su YouTube di materiale video appartenente alle industrie cinematografiche.

Giorgio Pontico
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