Alfonso Maruccia

Joost si vende, Hulu pensa a farsi pagare

Tramonta in maniera forse definitiva il sogno della Internet TV dei founder di Skype. Gli asset della societÓ andranno a un'azienda specializzata in marketing e pubblicitÓ. Mentre nemmeno Hulu se la passa tanto bene

Roma - Avrebbe dovuto rivoluzionare il modo di trasmettere i video online e il concetto stesso di "Internet TV". E invece Joost conclude la sua avventura telematica nel più classico dei modi dell'epoca delle dot.com in liquidazione, vale a dire vendendo gli asset pregiati al miglior offerente. Che in questo caso è la società specializzata in marketing e advertising Adconion Media Group.

Pagando un quantitativo di denaro non meglio specificato, Adconian ha fatto propri il marchio registrato "Joost", il sito Joost.com e alcune delle tecnologie su cui è basata la piattaforma di "video P2P". "Il video è una priorità fondamentale per la nostra società" ha dichiarato il CEO Tyler Moebius, "e grazie all'acquisizione degli asset di Joost saremo in grado di fornire ai pubblicitari, ai proprietari dei contenuti e ai publisher di siti web una piattaforma video globale end-to-end oltre a video cross-channel e soluzioni di advertising visivo".

Joost si è insomma definitivamente convertito all'advertising abbandonando l'idea di essere una rete fatta di contenuti prima di tutto, e anche se l'attuale management e la nuova proprietà rassicurano sul perdurare dei servizi offerti dal sito "joost.com", le dichiarazioni di intenti di Adconian lasciano poco spazio alla fantasia su quella che diverrà la "mission" della piattaforma.
I "vincitori perdenti" nella capitolazione di Joost sono i due founder Niklas Zennstr÷m e Janus Friis, già responsabili del network di P2P KaZaa e della tecnologia di VoIP di Skype. Sempre loro, Zennstr÷m e Friis, gli stessi che avevano fatto causa a eBay per violazione di brevetto mettendosi infine d'accordo col colosso dell'ecommerce sulla riacquisizione di una quota di Skype.

Con la cessione ad Adconian, Zennstr÷m e Friis incassano quantomeno il capitale iniziale investito in Joost, procedono oltre con la loro attività imprenditorial-tecnologica e dimostrano ancora una volta che il settore del video online sa essere spietato con tutti indipendentemente dalla fama, dall'ambizione del business e dalle qualità intrinseche del prodotto tecnologico commercializzato.

Il video su web non fa sconti a nessuno, men che meno a Hulu: il pupillo degli interessi dei network statunitensi che sarebbe - secondo le solite fonti anonime ben informate sui fatti - in procinto di abbandonare il modello di broadcasting gratuito a base di spot pubblicitari per avventurarsi nella discussa avventura della piattaforma TV Everywhere. Non tutti i protagonisti sono d'accordo sulla conversione al modello basato su sottoscrizione a pagamento, ma se risulteranno veritiere le stime degli analisti che quantificano, nel 2009, una perdita di 33 milioni di dollari, anche a Hulu non rimarrebbe che abbandonare l'agone del webvideo gratuito per cercare profitto altrove.

Alfonso Maruccia
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