Roma alle prese con il TIA

Una interpellanza dell'opposizione apre il dibattito nel Parlamento italiano sul Total Information Awareness, il sistema di monitoraggio totale ideato negli USA. Botta e risposta con il Governo

Roma - Pubblichiamo di seguito l'interpellanza presentata dal senatore diessino Pietro Folena e illustrata da Beatrice Magnolfi, la risposta fornita dal sottosegretario ai rapporti con il Parlamento Ventucci e la replica, svolta da Franco Grillini. Il tema è già noto ai lettori di Punto Informatico ed è quello del sistemone di monitoraggio americano noto come "Total Information Awareness"

La presentazione dell'interrogazione
"Iniziative del Ministero della difesa degli Stati Uniti per l'accesso in tutto il mondo a messaggi di posta elettronica, conti correnti e documenti di viaggio - n. 2-00651"

Signor Presidente, dietro a questa interpellanza è sottesa una questione molto rilevante che chiama in causa un tema di grande attualità: come le democrazie moderne devono trovare un necessario punto di equilibrio fra le esigenze di sicurezza e di tutela dei cittadini contro gli atti del terrorismo internazionale e le esigenze di rispetto della privacy e di tutela delle libertà delle persone. È un equilibrio fondamentale - direi - per la tenuta stessa della democrazia.
La questione si inscrive in maniera emblematica dentro il progetto di cui tratta l'interpellanza, denominato TIA, Total Information Awareness ovvero Conoscenza di tutte le informazioni. È un progetto che il Ministero della difesa degli Stati Uniti ha allo studio da alcuni mesi e, secondo quanto riferisce il New York Times, ripreso anche dal Corriere della Sera, consiste nella creazione di una rete informatica che permetterebbe di ottenere accesso istantaneo in tutto il mondo a messaggi di posta elettronica, a conti correnti e a documenti di viaggio, senza previa autorizzazione della magistratura all'intercettazione o al monitoraggio dei movimenti di denaro e degli acquisti.

Secondo queste notizie, per attuare il progetto, il Pentagono ha bisogno di una legge specifica, che superi gli attuali vincoli della normativa statunitense sulla tutela dei dati personali. La legge non è stata ancora approvata dal Parlamento degli Stati Uniti, dove è nato un vivace dibattito intorno alle questioni di fondo che il progetto investe. Ci sono state molte obiezioni, ad esempio, sul ruolo dell'ex ammiraglio John Poindexter che, a suo tempo è stato implicato nello scandalo Iran-contras, e anche sul merito del progetto, che appare a molti, sia democratici sia repubblicani, lesivo di libertà fondamentali.

Di conseguenza, il progetto dovrà tornare nel Parlamento statunitense per un nuovo esame. Tuttavia, anche se non ha valore di legge il programma va avanti. Ad esempio, l'amministrazione USA nel frattempo ha fatto sapere alle compagnie aeree europee che potranno atterrare sul suolo degli Stati Uniti solo se il loro database storico sarà accessibile. È evidente la portata mondiale del progetto e molti garanti per la privacy sono già intervenuti - ad esempio, fra gli altri, Stefano Rodotà - presso la Commissione europea perché tuteli le compagnie europee e il diritto alla privacy dei passeggeri.

È evidente che in questo contesto l'accesso alle banche dati - per fare alcuni nomi, di Microsoft, di American express, di Unicredit, di Alitalia - metterebbe a rischio i diritti di libertà sanciti dalla Costituzione del nostro paese e anche dal complesso della legislazione nazionale. Ricordo che la Costituzione italiana tutela la segretezza della corrispondenza, un principio che la giurisprudenza ha esteso anche alla corrispondenza telematica. Inoltre, la legislazione italiana proibisce l'acquisizione di dati sensibili senza la previa autorizzazione dell'interessato.

Insomma, noi crediamo - e con questa interpellanza urgente intendiamo stimolarlo - che sia necessario da parte del Governo italiano un atteggiamento di presa di posizione contro il progetto TIA, fermo restando - naturalmente, è nostra profonda convinzione - che occorre combattere il terrorismo con accordi e convenzioni internazionali che regolino sempre meglio le forme di collaborazione in questa lotta su scala globale. Ad esempio, il Parlamento ha recentemente ratificato le due convenzioni internazionali sulla lotta al finanziamento del terrorismo e contro il terrorismo con mezzi esplosivi. Ma se non basta, diciamo di più. Rafforziamo le misure e gli accordi per la lotta al terrorismo, tuttavia, senza violare il rispetto delle libertà personali.

Signor Presidente, signor sottosegretario, ritengo che le nuove tecnologie siano una straordinaria occasione di accesso alla conoscenza e di libertà per tutti. Sarebbe preoccupante se si volessero utilizzare per tenere sotto controllo i dati personali, quelli economici, quelli bancari, quelli sanitari, le comunicazioni interpersonali, quelli della mobilità forniti dalle agenzie di viaggio e così via. Noi riteniamo che, nella più ferma determinazione e contro tutti gli episodi di terrorismo internazionale, il rispetto della privacy e delle libertà personali siano diritti indivisibili che non possono essere diminuiti senza ledere la democrazia.

Ecco perché abbiamo presentato questa interpellanza chiedendo al Governo se sia a conoscenza del progetto, se il Governo degli Stati Uniti d'America abbia investito il Governo italiano di questo progetto e delle modalità per applicarlo anche nel nostro paese e quali misure intenda adottare per tutelare questo punto di equilibrio che richiamavo all'inizio fra la tutela della sicurezza dei cittadini e la tutela dei diritti di riservatezza e di libertà personale".
Di seguito la risposta del sottosegretario Cosimo Ventucci
5 Commenti alla Notizia Roma alle prese con il TIA
Ordina