Alfonso Maruccia

Musica online tra fallimenti e speranze

I servizi musicali in rete vengono soppressi, soppesati per il loro valore di vendita effettivo e guardati con speranza dai padroni dei contenuti alla disperata ricerca di nuovi canali di monetizzazione

Roma - A brevissima distanza dal già annunciato acquisto di iMeem da parte di MySpace, il portale che avrebbe dovuto armonizzare social networking e contenuti musicali sembra finire inesorabilmente nell'archivio delle cose passate. La homepage del servizio viene ora rediretta a una paginetta informativa che conferma la fusione totale tra iMeem e MySpace Music, mentre gli autori di app si lamentano del fatto che le API di iMeem siano state messe a riposo (eterno) senza il minimo preavviso agli sviluppatori.

Uno di questi sviluppatori è Lee Martin, autore di twt.fm che se la prende con MySpace descrivendolo come un colosso ancorato al passato mentre fa fuori la concorrenza che guarda al futuro (iMeem). "Se questa è l'idea di MySpace su come si gestisca una società tecnologica che si occupa di musica allora si sono davvero perduti" commenta Martin. Lo sviluppatore dice che la striminzita paginetta approntata da MySpace "dà false promesse e non fornisce nessun aiuto per la community di sviluppatori che è stata appena distrutta". Pur considerando la comprensibile arrabbiatura di Martin e del milione e mezzo di utenti che si serviva di twt.fm, l'approccio di MySpace verso chi faceva affidamento sulle API di interfaccia con iMeem per il proprio servizio e per il proprio business si è mostrato indubbiamente indelicato.

Di numeri gonfiati si parla invece nel caso dell'acquisto di Lala da parte di Apple, il "colpo" da svariati (ancorché non meglio specificati) milioni di dollari che a una lente più ravvicinata andrebbe ridimensionato in 17 milioni di dollari, 14 già disponibili in banca alla società e 3 pagati cash da Cupertino.
Ad Apple interesserebbero soprattutto gli ingegneri di Lala e il recente accordo di quest'ultima con Google, ma a parte questo le stime di un valore complessivo pari a 180 milioni di dollari vengono ridotte drasticamente dalle informazioni comunicate da fonti riservate e dalla possibile interpretazione "libera" dei risultati dell'ultima tornata di fondi recuperati dalla società (35 milioni di dollari).

Il business della musica online è destinato a ridimensionarsi o a finire inglobato da chi ha spalle abbastanza larghe da reggere l'urto di servizi che si rivelano essere costantemente in perdita? Universal e Google sperano nel contrario e presentano ufficialmente Vevo, il portale di video streaming (attualmente irraggiungibile dall'Italia) nato dalla partnership tra la suddetta Grande Sorella della musica e GoogleTube che avrà il gravoso compito di promuovere gli affari delle major e mettere a frutto YouTube.

Stelle e stelline della musica hanno presenziato, assieme a Erich Schmidt, al management di Vevo e ad altri alla festa di presentazione del servizio, che entrerà in gioco nella stragrande maggioranza dei casi (l'85%) in cui un utente cercherà un video musicale su YouTube, si incaricherà di gestire direttamente la vendita di spazi pubblicitari e offrirà contenuti "premium" esclusivi degli artisti appartenenti alla scuderia Universal.

L'obiettivo, peraltro appoggiato da partner di peso come McDonald, Nikon, Mastercard, Dove, Colgate, Axe e altri è quello di riprendersi il focus della distribuzione dei contenuti che con YouTube era divento appannaggio degli utenti e cominciare a guardare un po' più da vicino ai modelli di business che piattaforme come YouTube hanno portato all'attenzione di tutti.

Alfonso Maruccia
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3 Commenti alla Notizia Musica online tra fallimenti e speranze
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  • Internet permette i contenuti gratuiti; non mi interessa pagare per ciò che può essere gratis. Il futuro sono i contenuti creati dagli utenti, non da dinosauri che vogliono offrire sempre le stesse minestre riscaldate, e farsi pagare per tali ciofeche.

    Continuate a scottarvi, voi che volete vendere su internet, capirete presto che non siete adatti al web.
    non+autenticato
  • - Scritto da: angros
    > Internet permette i contenuti gratuiti; non mi
    > interessa pagare per ciò che può essere gratis.

    Certo, ma non se tu che stabilisci cosa è gratis e cosa no, ma l'autore.

    > Il futuro sono i contenuti creati dagli utenti,

    I famosi "altri"?

    > non da dinosauri che vogliono offrire sempre le
    > stesse minestre riscaldate, e farsi pagare per
    > tali
    > ciofeche.
    >
    > Continuate a scottarvi, voi che volete vendere su
    > internet, capirete presto che non siete adatti al
    > web.
    Stai attento anche tu, a giocare col fuoco.

    Internet è libero come la strada, ma la strada ha le sue regole, e così Internet.
    ruppolo
    33147
  • > Certo, ma non se tu che stabilisci cosa è gratis
    > e cosa no, ma
    > l'autore.

    Può "stabilire" quello che vuole, ma se non vende non ottiene nulla.

    > > Il futuro sono i contenuti creati dagli utenti,
    >
    > I famosi "altri"?

    Chiunque vuole (e se ti appassiona un argomento, partecipi anche tu).

    Se vuoi solo guardare e ascoltare, senza partecipare, perchè usi internet? Sulla TV e sulla radio hai le stesse cose, a cosa ti serve precare banda inutilmente?


    > Stai attento anche tu, a giocare col fuoco.
    Io non non ho scommesso i miei soldi e il mio lavoro sulla speranza di farmi pagare per cose che si possono trovare gratis.

    > Internet è libero come la strada, ma la strada ha
    > le sue regole, e così
    > Internet.

    E la prima regola è che nessuno può controllare internet. Non puoi forzare gli utenti ad andare dove vuoi tu.
    non+autenticato