Mauro Vecchio

UK, a scuola contro il cyberbullismo

Annunciato un piano strategico per la sicurezza online, specie tra i più piccoli. Computer e lezioni speciali per i bimbi britannici di cinque anni. Il 99 per cento dei più piccoli navigherebbe sul web, abitando più mondi virtuali

Roma - A partire dall'autunno del 2011, aver già appreso i principali rudimenti in materia di sicurezza online dei minori costituirà un vantaggio non di poco conto. Il governo del Regno Unito ha infatti presentato recentemente un piano nazionale che renderà la protezione sul web dei netizen più giovani un'esperienza personale obbligatoria, da inserire nel proprio curriculum, per essere davvero pronti a difendere i propri figli da cyberbulli e predatori sessuali online.

Questo piano nazionale è stato denominato Click Clever, Click Safe ed è stato inserito all'interno di una più ampia campagna strategica per la sicurezza su Internet, la prima particolarmente incentrata sulla protezione dei minori nel Regno Unito. Si tratta di circa 270mila computer forniti in dotazione a centri specializzati e aule scolastiche, per dare avvio ad una massiccia serie di lezioni rivolte a bimbi di cinque anni d'età per insegnare loro le più semplici modalità di autodifesa contro pedofili e molestatori.

Strumenti come il pulsante anti-panico, lanciato dal governo britannico con il supporto tecnologico del gruppo Child Exploitation and Online Protection (CEOP) che lo ha distribuito gratuitamente su piattaforme social come Bebo. Lo stesso CEOP ha messo in piedi uno speciale spazio web per permettere a tutti i genitori del Regno Unito di ottenere consigli e strumenti fondamentali per costruire uno scudo tecnologico attorno ai propri giovani virgulti.
"So per esperienza personale che i ragazzi che utilizzano Internet stanno diventando sempre più giovani - ha spiegato il primo ministro britannico Gordon Brown durante una conferenza di presentazione del piano Click Clever, Click Safe - Oggi, quasi tutti i nostri ragazzi navigano sul web e sono sicuro che molti di loro hanno aperto un profilo su un social network. Siti come Facebook, MySpace e Bebo sono diventati tra i punti d'incontro più vasti degli utenti più giovani".

Rimane comunque difficile comprendere come bimbi di appena cinque anni siano riusciti a registrarsi su Facebook o MySpace, visto che entrambi i network sbarrano l'accesso degli utenti ad un età inferiore ai 13 anni. La psicologa britannica Tanya Byron, tuttavia, ha ricordato alle stesse autorità che la navigazione online sia una pratica più che diffusa in un periodo della vita che va dagli 8 ai 17 anni. Byron, che ha esaminato in un proprio studio l'impatto della Rete e dei videogame sulle utenze dei più piccoli, ha rivelato che il 99 per cento dei bimbi in terra d'Albione ha accesso al web.

Visto che le indicazioni della stessa psicologa hanno fatto da forte background all'implementazione del piano da parte del governo, rimane un dubbio sulla probabile precocità delle lezioni rivolte a pargoletti di appena cinque anni: probabilmente già guidati da insegnanti e genitori nei primi approcci con il computer. Le ricerche di Byron hanno comunque rivelato che - nella fascia d'età da lei stessa indicata - un ragazzino su cinque ha avuto incontri ravvicinati con contenuti inappropriati, mentre un terzo del campione ha ammesso di essere lasciato libero nella navigazione web.

Preoccupazioni che hanno sorvolato l'oceano, per approdare anche in terra statunitense. La Federal Trade Commission (FTC) ha lanciato un allarme riguardante la quantità massiccia di contenuti espliciti - violenza e sesso in primis - presenti in svariati mondi virtuali online. La commissione statunitense ha esaminato 27 di questi vasti ambienti web, tra cui Second Life e Build A Bearville, scoprendo che in 19 è presente almeno un riferimento esplicito a contenuti non appropriati per i più piccoli.

C'è tuttavia una precisazione da fare: FTC, analizzando i mondi virtuali destinati ad un pubblico al di sotto dei 13 anni, ha trovato che sette di questi non presentano alcun contenuto inappropriato. Probabilmente perché si tratta di ambienti web destinati ai più piccoli, al contrario di Second Life. La commissione statunitense ha comunque premuto per una serie di misure affinché gli operatori dei mondi virtuali limitino l'esposizione dei minori a contenuti poco ortodossi.

Mauro Vecchio
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