Alfonso Maruccia

Al MIT lo schermo è l'interfaccia

Si lavora alle interfacce gestuali prossime venture, dove il touch è sostituito da uno schermo che non si limita a restituire supinamente immagini ma registra quel che capita

Roma - Le interfacce multi-touch e gestuali, rese popolari dal successo di iPhone e altri dispositivi avanzati, potrebbero essere destinate a essere soppiantate da qualcosa di molto più sofisticato. Parola dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, divisione Media Lab, che hanno messo a punto un prototipo sperimentale di schermo che, quando osservato, osserva a sua volta registrando quel che avviene davanti ai sensori di un pannello LCD.

Il nuovo progetto del MIT si chiama BiDi, acronimo di "bi-directional display interface", ideale complemento del già presentato SixthSense, interfaccia di realtà aumentata in cui il sensore per la registrazione dei movimenti viene integrata direttamente nell'utente. BiDi si allontana e va oltre questo approccio, letteralmente nascondendo un network fittissimo di sensori direttamente dietro lo schermo LCD su cui vengono proiettati gli oggetti da "manipolare" a uso e consumo dell'utilizzatore.

Nel presentare BiDi si sprecano le battute sull'uso della Forza di lucasiana memoria - fatto certamente aiutato dall'impiego di un modellino tridimensionale di Tie Fighter nella dimostrazione del dispositivo - o si mette in evidenza il fatto che il nuovo concetto di interfaccia gestuale fa sembrare il pur avveniristico multi-touch una tecnologia del passato.
Di sicuro c'è che quanto presentato dagli esperti del MIT somiglia alla libertà di interazione che Microsoft vorrebbe offrire agli utenti di Xbox 360 con il suo Progetto Natal. Con la non piccola differenza che non è una telecamera discreta a catturare i movimenti e computare l'interazione bensì lo schermo stesso che poi mostra i risultati della suddetta interazione.

Come BiDi riesca ad agire senza telecamere è presto detto: dietro il pannello a cristalli liquidi dello schermo è stato montato un fittissimo reticolato di sensori luminosi che sfruttano l'LCD come una sorta di "lente", dove alternativamente con i frame del contenuto video vero e proprio viene mostrata una griglia in bianco e nero sostanzialmente invisibile agli occhi dell'utente.



La sistemazione dei pixel in blocchi da 19x19 facilita ai sensori retrostanti lo schermo l'arduo compito di identificare la luce e riconoscere forme di mani e quant'altro, con il risultato finale che è possibile apprezzare nel video qui sopra: da proiettore passivo di puntini luminosi lo schermo si trasforma in un vettore di interazione, per un'interfaccia di computing che promette di essere ulteriormente aggiornata dopo l'entrata in scena dei touch-screen e del multi-touch.

Prima di raggiungere gli scaffali dei negozi, però, la tecnologia del MIT ha bisogno di passare attraverso ulteriori fasi di perfezionamento per risolvere i problemi che ancora presenta la nuova interfaccia. Il potenziale però c'è tutto, e dal Media Lab già pensano a spingersi ancora oltre trasformando il display in una mega-telecamera dotata di risoluzioni improponibili per una webcam qualsiasi.

Alfonso Maruccia
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