
Google, secondo i giudici, ha una diretta responsabilità nella segmentazione delle clip, trae vantaggio dall'advertising che è affiancato alle clip, gioca il ruolo di editore. Inoltre, aggiungono i giudici, dispone di regole che consentono la rimozione dei contenuti pedopornografici, si è dotato di una policy, si riserva il diritto di "controllare i contenuti": per questo motivo dovrebbe
vigilare in maniera autonoma sulle violazioni del diritto d'autore. Si tratta di una decisione in netta controtendenza rispetto a casi precedenti, quali quello che ha visto opposti Veoh e Universal per motivazioni analoghe: in quel caso un tribunale californiano
aveva riconosciuto il ruolo di mero intermediario della piattaforma. Si tratta di una decisione che si discosta altresì da
quella emessa da un tribunale francese nei confronti di Dailymotion: la piattaforma non è responsabile per i contenuti pubblicati dai propri utenti, ma viola la legge nel momento in cui, in seguito a circostanziate segnalazioni da parte del detentore dei diritti, decide di non procedere alla rimozione.
L'ordinanza del tribunale di Roma si differenzia profondamente anche da quella emessa da un tribunale spagnolo, in un caso che ricalca in tutto e per tutto quello italiano. Il contenzioso vedeva schierati su fronti opposti Telecinco/Mediaset e YouTube: il tribunale, pur avendo imposto alla piattaforma la cessazione immediata della diffusione online di contenuti protetti da diritto d'autore,
ha stabilito che Telecinco dovesse segnalare con precisione i contenuti che YouTube avrebbe dovuto rimuovere. Una procedura, ricordava in quell'occasione YouTube, che
non è necessario passi da un tribunale: la piattaforma, ricevuta una notifica da parte del detentore dei diritti, avrebbe in ogni caso agito per rimuovere il contenuto in questione.
Ma il giudice
non chiede a RTI di identificare e segnalare i contenuti: Google dovrebbe provvedere autonomamente a rintracciare i video che si scontrano con la legge, a rimuoverli, e ad assicurare che non si verifichino ulteriori violazioni per quanto attiene alle immagini di una intera trasmissione. Google, spiega però a
Punto Informatico l'European Policy Counsel
Marco Pancini, non dispone degli strumenti che il tribunale vorrebbe attribuirgli. "A Mediaset è già stata offerta la soluzione - ricorda - si tratta dello strumento VideoID, già usato da RAI". Google, nel rispetto della direttiva sul commercio elettronico, garantisce il meccanismo di
notice and takedown: la rimozione dei contenuti avviene solo su segnalazione. Offre inoltre ai detentori dei diritti la possibilità di tracciare i contenuti, di prevenire il ripetersi delle violazioni, di mettere eventualmente a frutto i video caricati dagli utenti: ma si tratta di uno strumento che funziona solo se il detentore dei diritti segnala la presenza dei propri contenuti, e non è possibile anticipare le violazioni di contenuti non identificati in precedenza da chi detiene i diritti. "Un sistema di filtraggio e di monitoraggio come quello prescritto nella sentenza - afferma Pancini - non esiste".
Mediaset non nasconde la propria soddisfazione, in un
comunicato rimbalzato integralmente da
TGCOM: "L'ordinanza del Tribunale di Roma fornisce indicazioni chiare sul ruolo dei siti come Youtube. Non si tratta di semplici 'provider di spazi web', ma di veri e propri editori che devono rispondere alle regole come tutti gli altri media. Anche Youtube - sottolinea Mediaset - ha quindi la responsabilità dei contenuti che sfrutta pubblicitariamente". E come editore Mediaset si rivolge a YouTube: l'invito a stringere accordi per l'acquisto di contenuti marchiati RTI è esplicito.
Google è aperta a collaborare con gli strumenti che ha a disposizione: il diritto d'autore, ribadisce Pancini a
Punto Informatico, è un pricipio che non si discute, e
Google non discute sul diritto di RTI a chiedere la rimozione di specifici contenuti postati illegalmente dagli utenti. Google batterà però la strada del ricorso: per poter procedere alla rimozione è necessario che anche RTI cooperi, segnalando in maniera precisa le avvenute violazioni.
Mediaset, da parte sua, in un clima in cui il diritto d'autore si sovrappone
esplicitamente ed
implicitamente al diritto del cittadino ad esprimersi, e in un momento in cui la libertà di espressione online è argomento di
fervente dibattito, tiene a precisare che "l'ordinanza di oggi non censura Internet ma ne allarga i confini".
Gaia Bottà