Alfonso Maruccia

I soliti noti e i soliti sospetti del patent trolling

Una societÓ misconosciuta denuncia i grandi della tecnologia colpevoli, a suo dire, di infrangere un brevetto sull'attivazione remota del software. Chiamati in causa anche Apple, Adobe, Microsoft e Sony

Roma - Il periodo pre-natalizio porta in dote un nuovo "caso Eolas", una causa legale che come quella avviata dalla succitata società prende di mira una buona fetta dei maggiori protagonisti del mondo tecnologico e li chiama a rispondere per una presunta infrazione di brevetto. Il brevetto, numero 5,222,134 come registrato all'USPTO statunitense, descrive un sistema di attivazione remota per il software ed è stato concesso a una società terza nel lontano 1993.

Se a dare mandato legale per avviare la causa è stata BetaNet LLC, infatti, dagli archivi risulta che il brevetto venne concesso originariamente all'altrettanto sconosciuta Tau Systems Corporation più di tre lustri or sono. Lo studio legale Spangler Law P.C., specializzato in brevetti e rappresentante di BetaNet, si è sin qui rifiutato di spiegare il collegamento tra le due "aziende" o anche di identificare meglio il suo sfuggente cliente.

Se l'accusa non ha volto, dalla parte degli accusati troviamo invece i soliti noti: le 18 società coinvolte comprendono Adobe, Apple, Arial Software, Autodesk, Carbonite, Corel, Kodak, IBM, Intuit, Microsoft, McAfee, Online Holdings, Oracle, Rockwell, Rosetta Stone, SAP, Siemens e Sony.
Il brevetto incriminato descrive un "sistema sicuro per attivare software per personal computer da posizioni remote", in cui viene prima trasmesso un "overlay" al PC a cui fornire la licenza che include "porzioni importanti del programma principale, senza le quali il programma non funzionerebbe e contiene inoltre l'identificazione e i dati di controllo per la licenza".

Secondo le accuse di BetaNet in una simile descrizione rientrano alcuni dei software più usati (e molti dei quali gratuiti) degli ultimi anni, inclusi iTunes, Aperture, QuickTime e MobileMe per Apple, Acrobat, Photoshop e Creative Suite per Adobe, Office, OneCare, Silverlight e Windows Server per Microsoft. I legali di BetaNet sostengono che le aziende incriminate abbiano illegalmente abusato del brevetto per un lungo periodo di tempo, a rimanere misteriosa e facile oggetto di speculazioni al sapor di "patent trolling" è la motivazione che avrebbe spinto BetaNet a denunciare l'universo-mondo solo adesso, a 16 anni di distanza dalla concessione del suddetto brevetto.

In ultima istanza val la pena segnalare il luogo in cui si svolgerà la tenzone legale tra BetaNet e l'IT quasi al completo, quella Corte Distrettuale texana che si è già distinta per il suo essere parecchio sensibile alle questioni dei brevetti software come nel caso dei nuovi formati XML implementati in Office di Microsoft.

Alfonso Maruccia
Notizie collegate
  • AttualitàEolas colpisce ancora col brevetto del WebLa piccola societÓ che sostiene di aver inventato alcune delle tecnologie fondamentali alla base del Web moderno torna in tribunale e trascina alla sbarra i pesi massimi dell'IT. Dopo Microsoft ora tocca a Google, Yahoo! e compagnia
  • AttualitàOffice, Word è salvo. Per oraLa corte di appello grazia temporaneamente Microsoft dalla mazzata del ritiro della suite dal mercato. L'accusa non demorde e incalza Redmond. Prossima udienza a fine mese
8 Commenti alla Notizia I soliti noti e i soliti sospetti del patent trolling
Ordina