Biometria per gli aiuti all'Afghanistan

Per accertare l'identità di chi ritira i pacchi di supporto e assicurarsi che non lo faccia più volte gli agenti ONU stanno ricorrendo alla scansione dell'iride

Roma - Più veloci dell'archiviazione di impronte digitali, più efficienti di marchiature con inchiostro visibile a scanner speciali o di speciali braccialetti di riconoscimento, nei campi allestiti dall'ONU in Afghanistan per il supporto alla popolazione hanno fatto la loro comparsa sofisticati sistemi biometrici.

Già, proprio attraverso la scansione dell'iride, gli agenti dell'ONU sono ora in grado di registrare in un database coloro che hanno già ricevuto i pacchi di supporto distribuiti in varie località del paese. Questo significa, spiegano i responsabili, che chi ritira il pacco che gli spetta (un insieme di viveri e altri generi di supporto dal valore di circa 30 dollari) non può prenderne più di uno perché il sistema lo riconoscerebbe.

A fornire la tecnologia sono quelli della BioID Technologies svizzera che ha sviluppato gli applicativi necessari insieme ad esperti delle Nazioni Unite. Entro la fine del mese i punti di distribuzione dotati di scanner dell'iride saranno tre, in altrettante località (Takhta Baig, Ali-Zai) ai confini con il Pakistan. Un quarto sistema di questo tipo verrà poi installato nella città afgana di Khost.
Il sistema dovrà servire a migliorare le attuali statistiche sulla gestione delle distribuzioni. Finora infatti l'ONU ha trattenuto pacchi per 300mila persone riconosciute tra quelle che già ne hanno avuti e molti di questi erano cittadini pakistani che si spacciavano per rifugiati afgani...
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