Interviste/ Biometria e sicurezza italiane

Paolo De Andreis intervista Davide Lombardi, direttore tecnico del Gruppo Sisge, uno dei più importanti produttori italiani di tecnologie biometriche. Per capire come funzionano e fino a che punto è giustificata la diffidenza di molti

Roma - Da più di vent'anni in Italia opera un'azienda, Gruppo Sisge, che si occupa di sviluppare soluzioni di sicurezza su molti fronti, uno dei quali è quello della biometria, un insieme di procedure e tecnologie che sta acquisendo una rilevanza sempre maggiore in tutto il mondo. Punto Informatico ha incontrato Davide Lombardi, Direttore Tecnico del Gruppo, per affrontare alcune delle questioni centrali attorno alla biometria, al suo sviluppo, alla sua tecnologia e al suo impatto sulla società.

Punto Informatico: Tra i vostri clienti vi sono enti di grande rilievo, da quello dedicato al controllo degli accessi alla Statua della Libertà ed Ellis Island, a New York, al Governo messicano. In Italia qual è stata finora la sensibilità verso le tecnologie biometriche da parte delle istituzioni o degli enti in cui il controllo degli accessi è decisivo?

Davide Lombardi: Per quanto concerne l'Italia, come sempre accade quando si introducono nuove tecnologie, all'inizio abbiamo riscontrato un certo scetticismo che è andato comunque dissipandosi grazie a cicli di sperimentazione che hanno permesso agli interessati di verificare effettivamente le potenzialità del sistema. Purtroppo, trattandosi anche di enti governativi non siamo autorizzati a rilasciare informazioni né sulla loro identità né sulle tipologie dei progetti che stiamo sviluppando.
PI: I produttori di tecnologie biometriche stanno rapidamente espandendo le applicazioni, come si è visto al recente InfoSecurity 2003 al quale ha partecipato anche Gruppo Sisge, che propone tra le altre cose applicazioni avanzate di riconoscimento facciale. Perché prediligere questo genere di soluzione rispetto, per fare un esempio, all'impronta digitale o alla scansione dell'iride?

DL: I punti di forza di questa tecnologia sono legati in primo luogo al fatto di essere l'unico sistema di identificazione biometrica non intrusivo, nel senso che non costringe il soggetto a sottoporsi a procedure invasive (impronte digitali, scansione della retina o della pupilla, geometria della mano) che potrebbero essere interpretate come pericolose per la salute.
In secondo luogo non necessita di onerosi investimenti hardware per i sensori, in quanto impiegando comuni telecamere, analogiche o digitali, può essere implementato su un preesistente impianto di sorveglianza (telecamere a circuito chiuso). Infine e non meno importante, non richiede la pulizia dei sensori: i rilevatori di impronte digitali per esempio se non sono sottoposti a una costante manutenzione perdono di efficacia.
TAG: sicurezza
8 Commenti alla Notizia Interviste/ Biometria e sicurezza italiane
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  • 1) che succede se mi faccio vedere da questo aggeggio con una fotografia di giusta dimensione che mi copre la faccia?

    2) sono curioso di sapere se il concetto base su cui si basa questa tecnologia (misurare le proporzioni relative tra vari elementi del viso e' brevettabile). Mi sembra che ci sia un po' di prior art a riguardo, gia' al tempo dei greci.
    non+autenticato

  • - Scritto da: munehiro
    > 1) che succede se mi faccio vedere da questo
    > aggeggio con una fotografia di giusta
    > dimensione che mi copre la faccia?

    Freghi il sistema. Per questo la ricerca in questa area si sta orientando verso il 3D, ossia utilizzando o telecamere attive o telecamere stereo in modo da ottenere la coordinata z.
    In tal modo il sistema, oltre a sfruttare informazioni tridimensionali per un riconoscimento più accurato, capisce se quella che ha davanti è una foto (è piatta) oppure no.

    > 2) sono curioso di sapere se il concetto
    > base su cui si basa questa tecnologia
    > (misurare le proporzioni relative tra vari
    > elementi del viso e' brevettabile). Mi
    > sembra che ci sia un po' di prior art a
    > riguardo, gia' al tempo dei greci.

    In effetti l'utilizzo di "feature" geometriche per classificare volti
    è abbastanza obsoleto e risale ai primi anni 70:
    T. Kanade. Picture processing by computer complex and recognition of human faces. 1973, technical report.

    Un lavoro di 10 anni fa che tratta di un approccio basato su caratteristiche geometriche del volto è il seguente:

    R. Brunelli e T. Poggio. Face recognition: Features versus template. IEEE Transactions on pattern analysis and machine intelligence, 15(10), october 1993.

    Quindi l'idea di brevettare l'utilizzo di feature geometriche non penso sia praticabile. A vedere dalle immagini dell'articolo, pare si cerchi anche di stimare la posa del volto rispetto alla telecamera costruendo una griglia adattativa. Anche quest'idea è già stata utilizzata:

    M. Lades, J. Vorbruggen, J. Buhmann, J. Lange, C. Malsburg, e R. Wurtz. Distorsion invariant object recognition in the dinamic link architecture. IEEE Trans. Comput., 42(3):300?311, 1993.

    Quello che è brevettabile è probabilmente non tanto la strategia di alto livello utilizzata quanto l'algoritmo che la implementa.

    Ciao

    Gianluca
    non+autenticato
  • Dall'intervista pare che la tecnologia di riconoscimento volti descritta sia stata frutto di una ricerca e sviluppo del Gruppo Sisge.
    Guardando sul loro sito e scaricando la brochure informativa relativa alla biometria, appare evidente tuttavia che in realtà
    la tecnologia utilizzata è Faceit della statunitense Identix (che ha assorbito la Visionics, a cui prima Faceit apparteneva). Si cita anche la Statua della Libertà su cui sono stati per l'appunto installati i sistemi della Visionics http://punto-informatico.it/p.asp?i=40301.
    L'attività del Gruppo Sisge mi pare invece sia quella di "integrazione" di tali sistemi biometrici su diverse piattaforme e non di "ricerca" nell'ambito degli algoritmi di riconoscimento. E una cosa è integrare e vendere, l'altra è sviluppare la tecnologia. Perciò per correttezza professionale penso che andava chiarito il fatto che il Gruppo Sisge si basa
    su una tecnologia statunitense e non "fatta in casa", come pare invece si evinca dall'intervista.

    Gianluca

    non+autenticato
  • Questo dovrebbe farci riflettere. Come potremo mai opporci alla diffusione di telecamere ??????????
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Questo dovrebbe farci riflettere. Come
    > potremo mai opporci alla diffusione di
    > telecamere ??????????

    Il punto e' che non c'e' alcun motivo per opporsi
    non+autenticato
  • Davvero interessante ma non mi sento rassicurato, i dati che vengono catturati sono ormai troppi, in mano a gente, come i servizi segreti, le cui azioni non possono essere controllate


    A me questo mondo cosi' non piace, emigrero'
    non+autenticato

  • >
    > A me questo mondo cosi' non piace, emigrero'

    si, e dove? Su Marte?Sorride
    non+autenticato

  • - Scritto da: Anonimo
    > Davvero interessante ma non mi sento
    > rassicurato, i dati che vengono catturati
    > sono ormai troppi, in mano a gente, come i
    > servizi segreti, le cui azioni non possono
    > essere controllate

    E chi li dovrebbe controllare ? Tu ? LOL !!!
    non+autenticato