Alfonso Maruccia

USA, pubblicizzare game violenti si può

L'autorità per i trasporti di Chicago non può vietare le pubblicità di videogiochi violenti. Non se sui mezzi campeggiano campagne altrettanto capaci di urtare la pubblica morale

Roma - La Entertainment Software Association ha ragione, pubblicizzare videogiochi non è reato: lo ha stabilito un giudice di Chicago. L'ennesimo caso nella serie "videogame & violenza" era stato scatenato dalla nota presa di posizione della Chicago Transit Authority nei confronti della pubblicità di GTA IV, pubblicità ritirata e infine ripristinata con la vittoria legale del produttore Take-Two. Dalla vicenda la CTA aveva estrapolato una nuova policy per la proibizione degli ad di videogame classificati come "M" (Mature) o "AO" (Adults Only), policy che è stata prima contestata da ESA e ora declassificata a misura incostituzionale dal giudice distrettuale Rebecca R. Pallmeyer.

Adottata a partire dal primo gennaio del 2009, la policy incriminata faceva una netta distinzione tra videogame e prodotti di intrattenimento di altro genere, prevedendo una classificazione più stringente solo nel primo caso. Già in passato la CTA aveva dato spazio a campagne pubblicitarie che potevano essere considerate discutibili da certuni punti di vista, inclusa quella a favore dell'ateismo e quella sulla produzione di teatro sperimentale considerate ardite dalla pubblica morale.

"I videogame rappresentano solo una minima frazione della violenza mediatica a cui sono esposti i ragazzi" ha scritto il giudice nella sua decisione lunga 22 pagine, e la politica del doppio binario adottata da CTA (videogame con contenuti per adulti no, tutto il resto sì) avrebbe potuto portare alla situazione grottesca in cui "altre forme di intrattenimento contenenti la stessa violenza" (magari un tie-in o un prodotto derivato come film e graphic novel) avrebbero potuto passare i controlli, essere definiti appropriati e finire sui mezzi pubblici cittadini.
Per tali motivazioni il giudice ha stabilito un'ingiunzione preliminare contro la nuova policy di CTA, aprendo di fatto la strada alla vittoria definitiva di ESA nei confronti delle velleità censorie della pruriginosa autorità di Chicago. Ovviamente positiva la reazione proveniente da ESA, con il presidente e CEO Michael Gallagher che consiglia a CTA di non sperperare ulteriore denaro dei contribuenti proseguendo oltre con una contesa legale "futile".

Alfonso Maruccia
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