Alfonso Maruccia

L'Europa lavora al computer molecolare

Un nuovo progetto finanziato dalla UE mira alla sintesi di un sistema di computing innovativo, che non si limiti a fare concorrenza a quelli attuali ma lavori in ambiti diversi

Roma - Se IBM prova a replicare il funzionamento del cervello con l'ausilio di un supercomputer, un team composto da ricercatori europei ha invece deciso di seguire una strada diversa concentrandosi sulla simulazione delle interazioni chimiche che avvengono tra neuroni e la loro peculiare capacità di attivare "network" di percorsi specifici in relazione a quanto sia necessario processare.

Finanziato con una somma di 1,8 milioni di euro per 3 anni, il progetto europeo di computing molecolare vuole prima di tutto realizzare l'elemento basilare di un simile sistema, una "cellula" in grado di formare spontaneamente uno strato esterno di lipidi che nel cervello umano è alla base della comunicazione tra neuroni.

Quando due diversi strati di lipidi entrano in contatto, le cellule corrispondenti avviano la comunicazione chimica per mezzo di una proteina. In più, il nucleo cellulare è interessato dalla reazione chimica nota come Belousov-Zhabotinsky (avviabile modificando il livello di concentrazione dell'elemento bromo) ed entra in un periodo "refrattario" in cui ulteriori segnali chimici non influenzano la reazione già avviata.
Il risultato finale di tutto questo è la velocissima attivazione delle reti di neuroni preposte ai compiti più svariati, ed è anche l'obiettivo che i ricercatori europei intendono raggiungere con il loro computer molecolare o "computer bagnato". "Ogni neurone è simile a un computer molecolare", dice il dottor Klaus-Peter Zauner della University of Southampton che collabora al progetto. "Il nostro lavoro - continua Zauner - è un'astrazione molto brutale di quello che già fanno i neuroni".

Se la ricerca dovesse dare i frutti sperati, inoltre, un eventuale computer molecolare pienamente operativo non sarebbe destinato a fare concorrenza alla potenza computazionale "bruta" dei calcolatori moderni, quanto piuttosto ad agire in ambiti diversi e sin qui largamente inesplorati. "Se un giorno vorremo realizzare un computer con una potenza e un complessità simili a quelle del cervello umano - dice Frantisek Stepanek dell'Istituto di tecnologia chimica di Praga - io sono convinto del fatto che occorrerà una qualche forma di computing chimico o molecolare".

Alfonso Maruccia
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