M.G.: E qui ti vogliamo. Avatar si inserisce senza dubbio nel filone del cinema esperienziale, sensoriale: che sapore lascia in bocca? Perché lo definiresti un evento epocale, se ci dici che in fondo si impiegano sempre le stesse tecniche e gli stessi software di animazione, colorazione, postproduzione eccetera?P.S.: Prima qualche cenno di trama:
Avatar è ambientato nel 2154, su un pianeta chiamato Pandora, molto simile alla Terra, da cui dista 44 anni-luce, per dimensioni e forme di vita. La compagnia interplanetaria terrestre RDA vuole conquistare questo mondo per le ricchezze del sottosuolo, soprattutto per un particolare minerale chiamato Unobtainium, che genera forti campi magnetici. Pandora è ricoperto da foreste pluviali con alberi alti fino a trecento metri ed è abitato da creature di tutti i tipi, tra cui degli umanoidi senzienti chiamati
NàVi, alti tre metri e ricoperti da una pelle blu striata come le tigri. L'atmosfera su Pandora non è respirabile dagli esseri umani, che hanno sviluppato geneticamente una sorta di ibrido tra umano e
NàVi, ovvero l'avatar. Pertanto, un uomo può controllare un avatar collegandovi il proprio sistema nervoso. Entrato in una sorta di coma ed attraverso la coscienza, riesce ad utilizzarlo come estensione del proprio corpo per infiltrarsi nella popolazione dei
NàVi. Il protagonista, il marine Jake Sully (Sam Worthington), diventa così sempre più empatico con la popolazione invasa dagli umani e alla fine dovrà scegliere da che parte stare.
Al di là di qualsiasi discorso tecnico sulla qualità del design, della regia, della sceneggiatura e degli effetti visivi, nonché delle nuove tecnologie impiegate, si esce dalla proiezione di
Avatar con la sensazione netta di avere appena concluso un'esperienza corporea e sensoriale mai provata prima d'ora, sperimentando un brusco ritorno alla realtà del quotidiano non appena si riaccendono le luci della sala.
Avatar è un film in cui la meticolosa programmazione di ogni singola azione, dai movimenti di macchina all'animazione in computer-grafica, contribuisce a rendere la sua visione qualcosa di realmente mai fruito in nessuna altra pellicola della storia. A parte l'enorme lavoro in computer-grafica 3D realizzato in Maya di Autodesk e Photoshop di Adobe, il compositing in Shake di Apple e Nuke di The Foundry, oltre all'impiego di numerosissime soluzioni proprietarie per la simulazione dei capelli, della vegetazione, dei fluidi e della dinamica dei corpi rigidi e soffici,
Avatar è addirittura rilasciato in stereoscopia.
M.G.: E, in pratica, com'è possibile "illudere" il nostro occhio sulla terza dimensione in un film?P.S.: Il 3D stereoscopico è basato sul principio di catturare due distinte immagini tramite due telecamere o cineprese accoppiate, dette camere stereoscopiche, i cui obiettivi sono posizionati l'uno accanto all'altro alla distanza interpupillare media dell'essere umano. Le immagini vengono poi proiettate facendo in modo che le riprese girate con la camera sinistra siano viste solo dall'occhio sinistro, mentre quelle filmate con la camera di destra restino visibili dall'occhio destro. In fase di proiezione stereoscopica si utilizzano ovviamente due proiettori, il primo per il filmato riservato all'occhio sinistro, il secondo quello per l'occhio destro.
Nella configurazione del sistema più semplice, chiamata della polarizzazione lineare, si applicano due filtri polarizzati ad entrambi i proiettori per fare in modo che le due immagini raggiungano l'occhio corretto. Un proiettore possiede un filtro polarizzante la luce nel senso verticale e l'altro proiettore un filtro polarizzante la luce in senso orizzontale.
M.G.: E gli occhialetti?P.S.: Gli occhiali polarizzati indossati dagli spettatori sono costruiti con il preciso scopo che la lente relativa all'occhio sinistro lasci passare solo la luce polarizzata nel senso orizzontale; la lente relativa all'occhio destro, invece, farà passare solo la luce polarizzata nel senso verticale: la sommatoria della proiezione stereoscopica comporta una percezione di profondità derivante dalle differenti visioni tra l'occhio sinistro e l'occhio destro. Quando le due immagini coincidono sullo schermo, si ha la sensazione che l'oggetto sia posizionato sullo schermo, mentre con le due immagini "spostate" l'una rispetto all'altra, gli occhi tendono a convergere per fonderle in un'unica visione, meglio conosciuta come fusione stereoscopica.
M.G.: Finalmente svelata la stregoneria. Però questa tecnica è stata impiegata anche per Coraline o L'Era Glaciale 3D: bei film, ma non mi sembra che tu li definisca tutti pietre miliari che segnano progressi epocali nella Settima Arte. Cosa fa di Avatar una rivoluzione?P.S.: Cameron per
Avatar ha fatto molto di più: ad esempio, ha sviluppato una camera digitale totalmente nuova, la
RCS, Reality Camera System. Una delle problematiche che ha sempre afflitto i realizzatori di effetti visivi è stata l'impossibilità di far vedere in tempo reale al regista e agli attori la loro reale integrazione con gli elementi aggiunti in post-produzione, anche mesi dopo l'azione girata dal vivo.
In passato, si è posto parziale rimedio mostrando artwork, schizzi, bozzetti, modellini provvisori, persino alcune referenze visive posizionate sul set, come accaduto durante la lavorazione del primo
Hulk (diretto da Ang Lee nel 2003), nella quale in teatro di posa era presente una testa del gigante verde montata su un bastone, allo scopo di far capire agli interpreti dove guardare e quali sarebbero state le reali dimensioni.
Successivamente, Robert Zemeckis ha girato
Polar Express (
The Polar Express, 2004),
Beowulf (2007) ed ora
A Christmas Carol dopo avere sviluppato con la Sony Pictures Imageworks una tecnologia chiamata Imagemotion per il performance motion-capture system, in grado di catturare le movenze del corpo degli attori, viso compreso, sia allo scopo di visualizzarli in anteprima all'interno di un set virtuale, sia per collezionare dati da utilizzare nei successivi modelli 3D da animare in seguito.
L'innovazione introdotta in
Avatar è invece la Reality Camera System, un sistema di ripresa appositamente progettato che consiste in due cineprese digitali ad alta definizione affiancate che riprendono contemporaneamente la stessa immagine ma con due prospettive leggermente diverse, così da simulare la visione da parte dei due occhi della vista umana e quindi coglierne anche le informazioni di profondità. Ciò ha permesso sia al regista che al direttore della fotografia di coreografare l'azione e la composizione di tutte le inquadrature del film bilanciando con la massima accuratezza oggetti e personaggi di quinta, in campo medio e lungo, con il risultato di avere ottenuto del girato con quell'assoluto ed avvolgente effetto di tridimensionalità che caratterizza tutto il film. Ambienti, creature, veicoli, sfondi, esplosioni, traccianti ed animazioni sono invece nate sfruttando i tool disponibili anche commercialmente o soluzioni proprietarie interne a ciascuno degli studi che hanno lavorato ad
Avatar, quali Weta Digital, Industrial Light & Magic, Framestore, Hybride, Buf, Look! Effects ed altre ancora.
M.G.: Insomma, secondo te nessuno meglio di James Cameron ha saputo sfruttare al meglio le nuove tecnologie per dare vita alle sue ossessioni. 
P.S.: Vedrete voi stessi! In fondo, è quello che ha sempre fatto, dallo Pseudopod di
The Abyss del 1989 al Terminator modello T-1000 di metallo liquido nel sequel
Terminator 2 - il giorno del giudizio del 1991 (
Terminator 2: Judgment Day) fino ai segreti nascosti negli abissi in
Titanic. Si è ispirato, ha adattato, inventato, creato ex novo.
Chi ricorda il coloratissimo, estroso ed incompreso
Flash Gordon di Mike Hodges (1980), ma anche gli anime giapponesi di Leiji Matsumoto come
Uchu senkan Yamato: Kanketsuhen (in inglese
Final Yamato, del 1983) ha già nella memoria i continenti e le isole sospese nel cielo come sul pianeta Pandora in
Avatar. Ma non sono importanti il senso di déjà vu o gli stereotipi, quanto la capacità del regista canadese di far immedesimare il pubblico in una storia di fanta-ecologia con risvolti romantici, bellici, esplorando il mistero delle dinamiche organiche naturali e del loro rapporto con la scienza e con i suoi prodotti.
Anche la scoperta di "nuovi mondi e di nuove civiltà", del resto, l'aveva tentata qualcuno in televisione già negli anni '60. Cameron però, dal canto suo, ha capito quando sarebbe stato il momento giusto per fare la stessa cosa, innescandovi un cambiamento veramente epocale del visibile, del "percepibile".
Mario GazzolaAutore del romanzo "Rave di Morte"www.posthuman.itNei prossimi giorni, sempre in collaborazione con Pierfilippo Siena, ulteriori approfondimenti sulla realizzazione di particolari scene di Avatar